Coronavirus, torna in Italia la ricercatrice bloccata in Nuova Zelanda 

Coronavirus, torna in Italia la ricercatrice bloccata in Nuova Zelanda

(Afp)

Pubblicato il: 17/04/2020 09:25

Si è sbloccata la situazione di Laura Pintore, 27enne ricercatrice italiana rimasta per settimane in Nuova Zelanda, “la terra più lontana che ci sia”, a causa della sospensione dei collegamenti aerei legata all’emergenza coronavirus. “Mi è arrivata finalmente conferma da parte dell’ambasciata italiana e francese e dovrei partire domattina (stasera in Italia, ndr), con un volo speciale organizzato dal governo francese. Se tutto va bene arriverò a Roma domenica sera intorno alle 21”, spiega la ricercatrice all’Adnkronos.

Il viaggio di ritorno di Pintore, che si trova a Wellington dal 29 gennaio 2020 per svolgere una parte delle analisi nell’ambito di un dottorato di ricerca promosso dall’Università degli studi di Torino, sarà lunghissimo. Dovrà prendere tre aerei in totale: Wellington-Auckland, Auckland-Parigi e Parigi-Roma.

La ricercatrice nei giorni scorsi aveva denunciato di essere rimasta “sola dall’altra parte del mondo, lontana dalla famiglia e senza la possibilità di tornare a casa” a causa dei prezzi “inammissibili” dei biglietti delle compagnie aeree, lamentando anche scarse informazioni da parte dell’ambasciata italiana.

“Devo dire che da quando ho mandato la lettera l’ambasciata mi ha contattata e mi ha proposto prima i voli tedeschi e poi questi dei francesi – dichiara la ricercatrice – Ieri ho comprato i biglietti della prima e dell’ultima tratta del viaggio. Mentre per il biglietto francese ho dovuto aspettare conferma dell’ambasciata italiana e di quella francese”.

Purtroppo ci sono altri connazionali che non riescono a tornare perché non ci sono abbastanza posti o perché non possono permetterselo. L’intero costo del viaggio ammonta a 1.500 euro“, sottolinea Pintore, precisando che entro giugno dovrà restituire alla Francia gli 850 euro della tratta Auckland-Parigi. Anche in Australia, come in Nuova Zelanda, c’è un gruppo di nostri connazionali, probabilmente oltre un centinaio, che non riesce a tornare in Italia. “La Farnesina si attivi per riportare a casa” questi italiani, chiede Pintore.

Intanto la ricercatrice è al lavoro “con gli amministratori delle pagine Facebook” degli italiani che si trovano nei due Paesi per creare “un form da compilare ed avere una lista precisa” di quanti ancora aspettano di salire sul volo di rientro.