Fontana: “Se scienza dice di chiudere, Lombardia chiude” 

Pubblicato da in data 16 Aprile 2020

Fontana: Se scienza dice di chiudere, Lombardia chiude

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Pubblicato il: 17/04/2020 09:06

“Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi”. Sono le parole di Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, in vista della data del 4 maggio. “Credo che si sia voluto interpretare in modo malevolo in mio intervento. La condizione ineludibile per parlare di riapertura è il via libera della scienza e degli esperti e di chi sa interpretare l’evoluzione epidemiologica del virus. Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi. La riapertura comporterà una serie di cambiamenti sostanziali nei comportanti, dobbiamo farci trovare pronti se l’evoluzione dell’epidemia dovesse andare in senso positivo, se ci fossero le condizioni di riaprire il 4 maggio dovremmo essere pronti. La riapertura non dovrà prescindere dalla salute e dalla sicurezza di cittadini e lavoratori”, dice a Mattino Cinque.

“Se non ricordo male, domani c’è la cabina di regia con il governo. Ogni regione deve presentare il proprio progetto e le proprie idee e ci deve essere un confronto. E’ la stessa cosa che avviene oggi nel tavolo che ho convocato con tutte le componenti della nostra regione: ascolteremo le esigenze di tutti e faremo la sintesi. Bisogna ragionare sugli interventi che regione e stato dovranno promuovere per favorire la ripresa economica, sono tanti gli argomenti da affrontare”, aggiunge.

“Fino ad oggi ho utilizzato l’unico test riconosciuto valido dalla scienza, dall’Istituto superiore” di sanità “e dalla scienza. Non ho intenzione di correre dietro a test che poi sono processati da laboratori che vengono chiusi per truffa”, dice facendo riferimento ai test sierologici.

Nel mirino della magistratura sono finite le case di riposo. “Aspetto con estrema serenità l’esito”, dice Fontana riferendosi alle indagini. “Noi abbiamo fatto una delibera proposta dai nostri tecnici, i nostri tecnici ci hanno detto che a determinate condizioni -con reparti indipendenti dal resto della struttura e con addetti dedicati esclusivamente ai malati Covid- si poteva fare”, dice.

“Noi abbiamo fatto una proposta e le case di riposo che avevano queste condizioni hanno aderito. Non bisogna dimenticare che è stata fatta una scelta perché non c’era più posto negli ospedali e non poteva essere curata a casa. Sono stati i nostri tecnici a fare la proposta e a valutare le singole case di riposo, noi ci siamo adeguati”. La responsabilità del controllo sulle case di riposo e sulle condizioni è della regione? “E’ dell’Ats che si è recata sul posto e ha valutato se ci fossero le condizioni. Su 705 case di riposo in Lombardia solo 15 avevano le condizioni e hanno accettato”. Come numero di decessi, queste strutture “sono leggermente sotto la media”.


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