Stressati, più pigri e un po’ ‘chef’: gli italiani in lockdown 

Stressati, più pigri e un po' 'chef': gli italiani in lockdown

Immagine di repertorio (fotogramma)

Pubblicato il: 19/04/2020 15:15

Più pigri e meno motivati a fare attività fisica, ma anche stressati dalla reclusione forzata, ma in fin dei conti ‘resilienti’ e con guizzi di fantasia in cucina e sperimentazioni culinarie. Questo a grandi linee l’identikit degli italiani ai tempi della quarantena da Covid-19. A chiedersi come sono cambiate le abitudini quotidiane degli italiani è un’indagine del Centro Medico Santagostino, condotta su un campione di 4.000 pazienti, dai 18 anni agli over 65, che restituisce uno spaccato delle nuove abitudini di vita.

Dall’indagine emerge che, sul fronte della forma fisica, oltre il 30% del campione dice di non riuscire a fare alcuna attività, il 38% si sente “fuori allenamento” e quasi il 35% sente di aver dovuto rinunciare a fare attività fisica perché a casa “non riesce a fare nulla”. Dall’altra parte, si registra il 26% di persone che riescono a sentirsi in forma quanto prima e quasi un 14% che si allena tutti i giorni.

“Lo stile di vita è un nostro alleato fondamentale per stare in salute – commenta Paolo Toniolo, medico di medicina funzionale del Centro Medico Santagostino – in questa fase di emergenza rischiamo, con sedentarietà, stress e abitudini alimentari scorrette, di costruire condizioni di mancanza di salute future che ci espongono all’insorgere di patologie croniche. Anche in questa situazione di emergenza, si può lavorare per costruire le condizioni per stare bene, sani, avere forza e vigore, in un’ottica di prevenzione. La maggiore attenzione delle persone al cibo fatto in casa è sicuramente un buon segnale. Questa particolare situazione potrebbe essere l’occasione anche per impostare stili di vita più salutari, da mantenere anche quando l’emergenza sarà finita”.

Quanto all’alimentazione, quasi il 60% del campione sostiene che, anche in questo momento di isolamento, presta molta attenzione all’alimentazione ma c’è anche un 40% che ne riesce a dedicare meno. Un analogo 60% dichiara di non essere ingrassato nonostante le nuove condizioni e il lockdown, ma c’è una buona fetta del campione che sente di aver perso il suo peso forma. La stragrande maggioranza mangia 3 o 5 volte al giorno (colazione, pranzo, cena e uno o due spuntini durante il giorno), senza però esagerazioni sul fuori pasto: circa il 25% spezza la fame con frutta o verdura e solo quando ne ha davvero bisogno, mentre sono in 300 persone (8% del campione) ad ammettere che i cibi confezionati tipo merendine o biscotti industriali e la cioccolata si sono trovate un posto nelle abitudini alimentari quotidiane.

Circa il 15% del campione dichiara di avere difficoltà nell’organizzare spesa e dispensa, potendo uscire poco e velocemente, e di avere anche qualche difficoltà con l’ideazione di menù: insomma, anche la fantasia in cucina comincia per qualcuno a scarseggiare. Il tempo passato in casa, per oltre il 35% del campione, è stato foriero di nuovi esperimenti in cucina: pizza, focaccia e torte fatte in casa sono entrate a far parte delle attività quotidiane e il 34% ha effettivamente ridotto il consumo di cibo industriale a favore di quello home made. Non mancano però le testimonianze (tutte al femminile) delle smart workers con figli al seguito: il tempo è diminuito in questi casi, quindi pochi esperimenti in cucina per loro.

Infine: emozioni, sonno e stress. Il 70% del campione dichiara di ‘cavarsela’ e di sentirsi tra le persone più fortunate perché tutto sommato si sente bene. Se uno su tre dice di non avere sensazioni specifiche, ma di provare “un generale senso di malessere” e di essere, semplicemente, “stufa/o dell’isolamento”, oltre il 20% si dice preoccupato per il lavoro e per le difficoltà economiche che le famiglie devono e dovranno affrontare in futuro. Qualche testimonianza qualitativa: c’è chi si sente bene solo mentre lavora e il dramma arriva nella solitudine di casa; chi ha l’umore altalenante e registra “alti e bassi” quotidiani; chi si sente al sicuro solo nella propria abitazione e chi ha la sensazione che il tempo non passi mai.

In generale, ansia e stress sembrano essere abbastanza sotto controllo dalla maggior parte del campione (oltre 50%), anche se un 25% dichiara di sentirsi molto più stressato e molto più in ansia di prima. Le emozioni negative come paura, malinconia, rabbia e tristezza, registrano risposte meno nette (nella scala da 1 a 5, spiccano i 3), quindi nessun aumento eclatante ma siamo (forse) tutti più esposti all’emotività. Sonno più tormentato per il 16% del campione.

Un significativo dato a chiusura dell’analisi: il 40% del campione fa molta fatica a staccare dalla quotidianità e a rilassarsi e solo il 12% dice di riuscire a farlo facilmente. “Viviamo in un costante stato di allerta che non ci permette di allentare la tensione e una generale forma di malessere ha iniziato ad accompagnare le nostre giornate, anche per chi continua a resistere e si sente bene”, spiega Stefano Porcelli, psichiatra del Centro Medico Santagostino.

Il Centro Medico Santagostino sta lavorando a un percorso di coaching online rivolto a tutte le persone che vogliono occuparsi del proprio stile di vita e hanno bisogno di un aiuto concreto in questa particolarissima fase. “Le figure centrali, in questo percorso verso il benessere personale – spiega Paolo Toniolo, specialista in igiene e medicina preventiva e medico di medicina funzionale, nel board scientifico che ha curato l’avvio di questo nuovo servizio – sono i ‘coach’: specialisti della salute (psicologi, nutrizionisti o fisioterapisti) formati per diventare esperti del processo di cambiamento. L’approccio clinico è quello della medicina funzionale, quindi non alternativo né in conflitto con la medicina curativa, ma volto ad ampliare l’intervento di cura a una visione a lungo termine e d’insieme della persona”.