Ustica, i familiari delle vittime: “Ennesima condanna ministeri” 

Pubblicato da in data 22 Aprile 2020

Ustica, i familiari delle vittime: Ennesima condanna ministeri

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Pubblicato il: 23/04/2020 17:07

Di Sara Di Sciullo

“E’ l’ennesima sentenza che, confermando le conclusioni in sede penale del giudice Priore secondo le quali il Dc9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra, continua a condannare i ministeri dei Trasporti, per non aver controllato, e della Difesa perché alcuni dipendenti hanno impedito alla verità di farsi luce”. Così Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti vittime della strage di Ustica, commentando la sentenza della Corte di Appello di Roma che ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a pagare 330 milioni di euro per risarcire la compagnia aerea Itavia, proprietaria del Dc9 che il 27 giugno del 1980, quasi 40 anni fa, esplose in volo nella strage di Ustica portandosi via la vita di 81 persone fra passeggeri e membri dell’equipaggio.

“Già in diversi gradi di giudizio Itavia ha vinto – ricorda Bonfietti – Ciò vuol dire che è ben chiaro che il fallimento di Itavia è tutto da addebitare ad organi dello Stato”. Si dimostra ancora una volta, sottolinea Bonfietti, la correttezza delle “conclusioni sulle cause del disastro che ci ha dato Priore, ossia che il Dc9 è stato abbattuto nei nostri confini in un episodio di guerra aerea”.

“La verità c’è ed è che è stato abbattuto un aereo civile, una verità conquistata visto che all’inizio si era parlato di un ‘cedimento strutturale'” mentre “dieci anni dopo si sono inventati la bomba”, ha aggiunto Bonfietti aggiungendo che “nessuno tiene conto che ci hanno raccontato balle”, ma alla fine si è arrivati alla verità su ciò che è accaduto.

Certo, mancano ancora gli autori: “Ma il problema lì è tutto politico, non della magistratura che sta ancora indagando ma spesso le rogatorie internazionali hanno avuto esiti insufficienti”.

Secondo Bonfietti, la magistratura dovrebbe essere aiutata “dalla politica e dal governo del mio Paese che imponga in qualche modo agli altri Stati di rispondere”.

“E se abbiamo un minimo di dignità è una battaglia che dobbiamo continuare a fare e a pensare di fare – ha concluso – Dobbiamo continuare a credere che si debba conquistare questo pezzo di verità proprio perché sappiamo ciò che è successo e proprio perché è così grave”.


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