‘Viva l’Italia’ da Craxi a Conte, De Gregori preso in prestito da 40 anni 

'Viva l'Italia' da Craxi a Conte, De Gregori preso in prestito da 40 anni

Fotogramma /Ipa

Pubblicato il: 25/04/2020 14:41

di Francesco Saita

Nel 1979 un De Gregori, in giacca e cravatta gialla, a Discoring, su Rai 2, cantava ‘Viva l’Italia’, tra i giovani che seduti in studio applaudivano il suo ingresso. Il timido cantautore romano, presentava, non ancora 30enne, quello che diventerà, negli anni, uno dei suoi brani più famosi. Non solo: nei successivi 40 anni, sarà anche l’inno di partiti, tifosi di calcio e ora, da ultimo, diventa ‘testo’ per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che usa alcune delle strofe per celebrare il 75esimo del 25 aprile. “Viva l’Italia, L’Italia liberata, L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura, L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, Viva l’Italia, L’Italia che resiste”, scrive il premier su Twitter.

Attaccato da sinistra, in un’epoca ideologizzata, che faceva pelo e contropelo pure ai versi dei cantautori, De Gregori, da subito, venne tacciato di patriottismo – tra le accuse più pesanti che lanciavano i ‘compagni’ di allora – e anche, viceversa, di essere un furbo, uno che sfruttava i buoni sentimenti popolari per vendere dischi. Eppure nel testo, che fotografava l’Italia del tempo, ricordando l’Italia liberata, quella del 25 aprile, De Gregori, con il suo stile, raccontava l’Italia del 12 dicembre – quella della prima strage di Piazza Fontana – e l’Italia “con gli occhi al cielo, nella notte scura” che guarda all’allunaggio degli astronauti, alla conquista della Luna. Poi per ammissione dello stesso De Gregori, quella sua canzone, per la critica tra le più riuscite, finì un po’ fuori scaletta, anche perché ormai se ne erano impossessati in tanti. Dal calcio, che ne fece la colonna sonora della nazionale mundial del 1982, ai partiti politici, pronti a lanciarla per aprire o chiudere i comizi, a partire da Bettino Craxi, che ne colse le potenzialità nel 1981. Ora è il turno del premier Conte.