Consulta: “Non c’è diritto speciale in tempi eccezionali” 

Pubblicato da in data 27 Aprile 2020

Consulta: Non c'è diritto speciale in tempi eccezionali

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Pubblicato il: 28/04/2020 11:20

(di Enzo Bonaiuto) – Anche in piena fase di emergenza da coronavirus, il sistema istituzionale e giuridico resta quello previsto dalla Costituzione, nella quale non c’è spazio per alcun diritto speciale in tempi speciali. Semmai, la crisi si contrasta rafforzando ancora di più la collaborazione e il coordinamento fra le varie istituzioni, dal Parlamento al Governo, dalle Regioni alla magistratura. E’ questo il messaggio fondamentale che filtra dalla relazione annuale della presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia.

“La piena attuazione della Costituzione – si legge in un passo centrale del documento – richiede un impegno corale, con l’attiva e leale collaborazione di tutte le istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. Questa cooperazione è anche la chiave per affrontare l’emergenza”.

Infatti, sottolinea la presidente della Consulta, “la Costituzione non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali; e ciò per una scelta consapevole. Ma offre la bussola anche per ‘navigare per l’alto mare aperto’ nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le istituzioni, che è la proiezione istituzionale della solidarietà tra i cittadini”.

Cartabia evidenzia che la collaborazione fra Stato centrale e Regioni è indispensabile per una corretta vita istituzionale, ma talora risulta assente oppure quanto meno tardiva. “Sul piano dei rapporti Stato-Regioni, occorre prendere atto che in un numero significativo di casi, specie in ambito finanziario, la Corte richiama le parti al rispetto di una leale collaborazione istituzionale”, si ribadisce.

Ma “a volte – osserva criticamente Cartabia – tale collaborazione manca, altre volte arriva troppo tardi: molti giudizi di legittimità in via principale, portati all’esame della Corte costituzionale dallo Stato o dalle Regioni, si risolvono con la cessazione della materia del contendere o l’estinzione del giudizio, in seguito a modifiche apportate alla normativa impugnata durante la pendenza del giudizio, spesso all’esito di negoziazioni tra Stato e Regioni. Ciò – ricorda – è accaduto ben 35 volte nel 2019”.

La Consulta “non può che rallegrarsi se, dopo che è sorta una controversia tra Stato e Regioni, si riesce a trovare una composizione politica dell’antinomia, in nome della collaborazione mancata in precedenza. Tuttavia – sottolinea Cartabia – questo sistema presenta alcune disfunzioni: il giudizio davanti alla Corte costituzionale finisce per essere utilizzato come uno strumento di pressione in vista di ulteriori valutazioni ed eventuali accordi, con un inutile cospicuo investimento di tempo, energie e risorse” da parte della Consulta.


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