Roma, intervento in utero salva feto di 28 settimane 

Pubblicato da in data 28 Aprile 2020

Roma, intervento in utero salva feto di 28 settimane

Pubblicato il: 29/04/2020 11:55

Un palloncino posizionato nella trachea del feto, ancora nella pancia della mamma, per consentire lo sviluppo dei polmoni e aumentare le chance di sopravvivenza. La delicata procedura sul feto di 28 settimane, affetto da una grave forma di ernia diaframmatica congenita, è stata portata a termine con successo da un’équipe dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con gli specialisti del Policlinico di Milano (Clinica Mangiagalli) e dell’Ospedale San Pietro – Fatebenefratelli di Roma. Mamma e personale sanitario sono stati sottoposti a tutte le procedure di sicurezza previste dai piani per l’emergenza Covid-19 e per la verifica della negatività al virus. E’ il primo intervento del genere eseguito nell’Ospedale pediatrico della Santa Sede.

L’intervento è stato eseguito 17 aprile scorso, nel comparto operatorio del Bambino Gesù al Gianicolo, dall’équipe multidisciplinare dei tre ospedali (ginecologi-ostetrici, neonatologi, chirurghi feto-neonatali, anestesisti, infermieri specializzati). La procedura endoscopica mininvasiva in utero è durata circa 45 minuti, “senza complicanze”, fanno sapere i sanitari.

Con la mamma in anestesia locale e il feto ‘sedato’ con una puntura sulla coscia, è stato inserito un fetoscopio (sonda molto sottile dotata di telecamera a fibre ottiche) nell’addome della gestante. Passando per la bocca del feto (lungo appena 35 cm per 1,2 kg di peso), è stata raggiunta la trachea dove è stato posizionato e gonfiato un minuscolo palloncino, un ‘tappo’ che blocca la fuoriuscita del liquido normalmente prodotto dal polmone. L’accumulo del fluido all’interno dei polmoni, che nei casi di ernia diaframmatica sono di dimensioni ridotte, li mantiene in espansione e ne favorisce lo sviluppo.

“Circa un mese prima del parto, il palloncino sarà rimosso con la stessa procedura per permettere al neonato di avere la trachea libera e quindi di respirare normalmente al momento della nascita”, fanno sapere i sanitari. A distanza di 10 giorni dall’intervento, i controlli ecografici hanno rilevato un significativo aumento del volume dei polmoni fetali. L’occlusione della trachea fetale mediante fetoscopia è l’unico intervento in utero praticato nel mondo, in pochissimi centri di riferimento, per il trattamento dell’ernia diaframmatica congenita ad altissimo rischio. In Italia viene effettuato in modo esperto e standardizzato (circa 10 interventi all’anno) dall’équipe del Policlinico di Milano, con il quale il Bambino Gesù ha avviato già da alcuni anni una collaborazione clinico-scientifica rivolta proprio alla gestione di questa patologia in fase prenatale.

La procedura, avvertono i sanitari, comporta dei rischi (rottura delle membrane e/o parto prematuro nel 25-30% dei casi), ma l’esperienza clinica internazionale indica un potenziale beneficio sulla sopravvivenza (che può aumentare anche del 20-30%) dei neonati affetti dalle forme più gravi di ernia diaframmatica. Queste evidenze preliminari sono in fase di verifica in un trial multicentrico internazionale, il ‘Total Trial’, cui hanno partecipato, per l’Italia, sia Bambino Gesù che la Mangiagalli.


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