Coronavirus, il medico romano volontario in Rsa trentina: ‘I miei ‘nonni’ tutti negativi’ 

Coronavirus, il medico romano volontario in Rsa trentina: 'I miei 'nonni' tutti negativi

Pietro Zaccagnino/Asl Roma 4

Pubblicato il: 30/04/2020 16:42

di Margherita Lopes

“Siamo felici: i nostri ‘nonni’ sono tutti negativi e finalmente hanno iniziato ad uscire, con tutte le precauzioni, ovvero distanziamento e mascherine”. A dirlo all’Adnkronos Salute è Pietro Zaccagnino, medico romano (“in realtà di base sarei a Civitavecchia”) volontario in Trentino per combattere Covid-19 in una Rsa. Lo specialista, radiologo responsabile Uos integrazione diagnostica radiologica ospedale/territorio della Asl Roma 4, ha aderito al bando della Protezione civile che cercava medici da mandare sui fronti più caldi della pandemia, e si è trovato in una struttura con anziani fragili e positivi. “E’ già trascorsa la seconda settimana. La buona notizia – ribadisce il medico – è che le mie nonne e nonni stanno migliorando, tanto che alcuni di loro hanno ripreso le attività all’aperto”.

Spiace che non ci possano essere i loro cari. I tamponi ci hanno detto che per molti anziani Covid è un ricordo. Anzi, ora che possono tornare a muoversi – racconta il medico, che tiene una corrispondenza settimanale con la Asl romana per fare il punto sulla situazione – spesso ci cercano per un abbraccio o un bacio, che però sono vietati. Ecco – sottolinea Zaccagnino – forse non ci rendiamo conto di quanto a una certa età possa essere pesante essere reclusi per colpa del virus: ora uscire a passeggiare in gruppi di tre, accompagnati e distanziati, con le mascherine, è un passo avanti grandissimo”. Inoltre “ho chiesto un ecografo, consegnato dalla Asl di Trento, per monitorare le condizioni dei miei pazienti”.

“Ad Arco c’è la pace, il ritmo è pesante, ma mi permette di riflettere. Quando ascolto le telefonate tra sanitari e figli dei nostri pazienti, sento le limitazioni di entrambi – dice il medico – di chi, invece che guardare il viso della propria mamma che racconta del suo passato, deve affidarsi alle notizie di una cartella clinica e di chi invece, a fatica, cerca attraverso il filo di un telefono di rassicurare un parente; penso sia tutto così surreale. Il dolore dei figli si lega al grande lavoro e al senso di impotenza dei sanitari. E poi penso che il coronavirus abbia portato alle luci della ribalta gli ospedali e le Rsa, eppure ci sono eccellenze di cui andare fieri. Penso ai nostri poliambulatori, a quello di Civitavecchia, Ladispoli, Capena che portano avanti con preoccupazione ed accortezza i compiti di tutti i giorni. A tutti gli infermieri, ai medici che ci lavorano dentro, agli amministrativi che sono rimasti dietro le loro scrivanie e non hanno mollato. E penso al grande lavoro di chi li dirige”.

“In questo momento in cui alcuni ospedali hanno dovuto ridurre le prestazioni, ci sono poliambulatori, come quello di Civitavecchia, che invece garantiscono lo stesso servizio. Qui – aggiunge Zaccagnino – avrò da fare ancora una settimana; aspetto anche per me l’esito dei tamponi prima di andare a casa, per essere certo di non aver preso anche io l’infezione, nonostante il rispetto di tutte le procedure. Poi prima di tornare al lavoro a Civitavecchia dovrò fare un altro tampone. Dal mio posto di osservazione posso dire che dopo il 4 maggio le Rsa in Italia saranno posti sicuri, sono più preoccupato per i concittadini fuori“. E per la loro voglia di libertà. “Il virus è ancora fra noi: non è il momento di abbassare la guardia”, conclude il radiologo.