Coronavirus: Merici (Asus), ‘Italia indietro su notebook ma pandemia darà grande impulso’ 

Pubblicato da in data 30 Aprile 2020

Coronavirus, Merici (Asus): Italia indietro sui notebook, ma dalla pandemia arriverà un grande impulso

Massimo Merici (foto Asus)

Pubblicato il: 01/05/2020 13:02

di Mattia Repetto – L’emergenza sanitaria in corso “ha portato all’attenzione una grossa mancanza in Italia” quella legata alle infrastrutture e l’utilizzo di computer, soprattutto dei computer portatili, che oggi sono “in grado di far fronte alle crescenti necessità di lavoro e didattica mobili”. Ma non tutto è perduto, perché “la situazione attuale porterà un grande impulso al settore dei notebook, per poter far fronte alla crescente richiesta a livello imprenditoriale e familiare”. Ne è certo Massimo Merici, Business Development Manager System Business Group Pc di Asus Italia, che all’Adnkronos ricorda come, in questo periodo di emergenza, “molte aziende si siano rivelate non attrezzate per supportare le modalità di lavoro da remoto” e tra queste non vanno dimenticate anche la pubblica amministrazione e le scuole.

“Le realtà esistenti nel Paese – spiega – hanno dovuto rivoluzionare totalmente i loro processi nel giro di pochissime settimane. Una recente ricerca Istat stima inoltre che più del 30% delle famiglie non ha un pc o un tablet in casa, con punte di oltre il 40% nel Mezzogiorno. In altre parole, 5 milioni di famiglie hanno adesso la necessità di equipaggiarsi con un dispositivo elettronico per gestire lavoro e didattica a distanza, mentre il mercato italiano dei pc portatili al momento si aggira intorno a 2 milioni di prodotti disponibili“, stima ancora Merici.

Per cui, l’entrata in quella fase 2 che piano piano si avvierà dal prossimo 4 maggio, “richiederà che la didattica si sposti completamente online fino a settembre, mentre lo smart working sarà ancora fortemente consigliato, soprattutto per tutte quelle aziende che si sono già attrezzate per garantire il massimo dell’operatività da remoto ai propri lavoratori, e che dovranno mantenere queste modalità ancora per alcune settimane”.

Come tutte le aziende multinazionali anche Asus ha subito, sul versante della produzione, il contraccolpo dovuto alla crisi sanitaria. A gennaio, dice Merici, “abbiamo subito un rallentamento a causa della chiusura di tante fabbriche in Asia”. Ma per la domanda dei notebook, evidenzia, “abbiamo registrato una crescita notevole, in linea con il settore che ha registrato picchi di oltre il 100% rispetto all’anno precedente“.

In particolare, Merici cita un’analisi riportata da Gfk: “La settimana iniziata dal 9 marzo, quindi in concomitanza del lockdown, è stata quella che ha registrato i volumi più alti, con una grande corsa delle aziende per adeguarsi alla necessità del lavoro da remoto: si parla di un +136% anno su anno per il settore notebook. L’Italia è in testa a questa classifica a livello europeo, seguita poi da Spagna (+100%r ispetto alla stessa settimana del 2019) e Regno Unito (+47%).

Quanto “alla nostra realtà locale invece – dice Merici – per noi la priorità nella gestione dell’emergenza è stata quella di tutelare la salute dei nostri dipendenti. Già del 25 febbraio, ben prima del famoso Dcpm che ha ‘chiuso’ l’Italia, abbiamo predisposto lo smartworking per tutti, indipendentemente dalla funzione aziendale. E’ stata una decisione spontanea e naturale, volta a salvaguardare i nostri dipendenti immediatamente: nel giro di 24 ore abbiamo permesso a tutti di poter avere supporto e strumenti per lavorare dalle proprie abitazioni”, spiega Merici.

Per far fronte a questa difficile situazione, Merici spiega come Asus abbia deciso di fondare “tutte le future operazioni su tre pilastri”. Tre punti precisi che l’azienda “ritiene fondamentali” non solo per il brand, ma “anche per tutti gli altri player del mercato”. Per cui, illustra, “risulterà fondamentale avere una efficiente catena di approvvigionamento. Oggi più che mai sarà vincente l’azienda che avrà capacità di approvvigionamento flessibili, adeguate e corrette, con una visione sul lungo periodo”.

Più corposo il secondo pilastro, quello dedicato alla customer experience: “Sarà importante mettere in atto una serie di meccanismi che esprimano vicinanza all’utente finale, anche in un momento in cui siamo costretti al distanziamento sociale”, spiega Merici. “Nel breve periodo questo si può offrire con assistenza e consulenza personalizzata online, per sopperire a quel supporto fondamentale che i promoter offrono nei punti vendita per assicurare che il customer journey si concluda in un acquisto e nella scelta più adatta ai bisogni del cliente. Su questo punto, noi stiamo già lavorando tramite i canali social, rispondendo con video e messaggi a tutte le richieste e dubbi che ci inviano utenti e contiamo inoltre di arricchire l’esperienza anche sui canali online dei retailer con dei promoter online che spiegano le caratteristiche dei prodotti”.

Nel lungo periodo, continua quindi il manager, “pensiamo che le aziende debbano mettere in campo le loro competenze per offrire, anche da remoto, una corretta educazione alla tecnologia, soprattutto per quelle fasce di popolazione che non solo non dispongono delle attrezzature, ma che non hanno nemmeno un’adeguata alfabetizzazione a livello tecnologico. Noi stiamo lavorando anche in questa direzione e presto annunceremo delle iniziative in tal senso“, aggiunge.

Infine, serve dialogo costante con il network: “Il coinvolgimento dei nostri partner sul territorio in ogni settore del business sarà sempre più strategico per intercettare le richieste e per essere quindi sempre più vicini alle aziende e all’utente finale, anticipandone i bisogni e le necessità”.


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