Colombia, l’inchiesta: “Intelligence militare spiava reporter stranieri” 

Colombia, l'inchiesta: Intelligence militare spiava reporter stranieri

Afp

Pubblicato il: 02/05/2020 09:31

Giornalisti stranieri, soprattutto americani, ma anche ex ministri, politici, generali e sindacalisti fanno parte di un elenco di oltre 130 persone che tra febbraio ed i primi giorni di dicembre dello scorso anno sono state ‘monitorate’ dall’intelligence militare colombiana per le loro attività “sospette”. Lo svela un’inchiesta del settimanale ‘Semana’, secondo il quale si tratta di “uno dei casi di spionaggio più delicati nella storia recente del paese”.

Secondo il magazine, che nella sua inchiesta intitolata ‘I file segreti’ sostiene di aver interpellato oltre 10 fonti, per quasi un anno l’intelligence, attraverso strumenti informatici e software, ha effettuato ricerche e raccolto “tutte le informazioni possibili” sui suoi “obiettivi”, che confluivano in rapporti completi di numeri di telefono, indirizzi di residenza e lavoro, email, ma anche notizie su amici, familiari e colleghi. Un vero e proprio ‘dossieraggio’ che prendeva di mira, per ‘Semana’ – un settimanale di centrosinistra e quindi all’opposizione rispetto al presidente Ivan Duque – esponenti sospettati di attività in contrasto con quelle del governo.

Tra i reporter finiti nel mirino degli 007 figura l’ex corrispondente nel Paese sudamericano del New York Times, Nicholas Casey. Nel dossier sul giornalista, sottolinea il settimanale, sono state elencate le sue possibili fonti, foto delle persone con cui è stato in contatto per motivi personali e professionali e prove di suoi possibili collegamenti con “aree di influenza delle Farc”.

Oltre a Casey, figura nell’elenco Juan Forero, oggi a capo della redazione del The Wall Street Journal in Colombia. Il suo caso, secondo ‘Semana’, è esemplificativo delle attività svolte dall’intelligence militare. Nella sua ‘cartella’, infatti, figura anche una foto di suo padre. Nella lista c’è anche John Otis, corrispondente dall’America Latina della National Public Radio (Npr). E ancora il fotografo Stephen Ferry ed il fotoreporter Lindsay Addario, autore di un servizio sull’Esercito di liberazione nazionale.

Ma anche i giornalisti colombiani non sarebbero sfuggiti al controllo dell’intelligence militare, come Daniel Coronell, presidente di Univision news, Yolanda Ruiz, di radio Rcn, Maria Alejandra Villamizar, analista di Noticias Caracol, Gina Morelo di El Tiempo e Ignacio Gomez di Noticias Uno.

Fra i ‘monitorati’, ci sarebbe anche il nome dell’attuale ambasciatore della Colombia in Vaticano nonché ex vice ministro della Difesa, Jorge Mario Eastman Robledo. Tra le personalità più in vista che farebbero parte dell’elenco, ci sarebbe inoltre il colonnello in pensione Cesar Castano, che fece parte del team che negoziò l’accordo di pace con le Farc a L’Avana. Neanche i difensori dei diritti umani sarebbero stati risparmiati dalla ‘sorveglianza’ dell’intelligence militare. Ne è l’esempio il direttore per le Americhe di Human Rights Watch (Hrw), José Miguel Vivanco. “Le gravi accuse secondo cui l’esercito colombiano effettua intercettazioni illegali e produce informazioni di intelligence su giornalisti, politici e avvocati per i diritti umani minacciano la democrazia e lo stato di diritto”, ha commentato lo stesso Vivanco a El Pais.

A seguito dell’inchiesta sono stati rimossi dieci ufficiali dell’esercito colombiano e un generale di brigata si è dimesso. Lo ha annunciato il ministro colombiano della Difesa, Carlos Holmes Trujillo, citato dai media locali. “In riferimento alle denunce note da alcuni mesi sul presunto uso irregolare delle capacità dell’intelligence militare e seguendo la politica istituzionale della tolleranza zero nei confronti di comportamenti che si pongono al di fuori della legge, il ministero della Difesa Nazionale comunica che dal momento in cui i fatti asseriti sono stati resi noti, sono state adottate misure ed azioni corrispondenti in conformità con la legge”, si legge in una nota del Comando generale delle forze militari.

Nel comunicato si annuncia quindi l’apertura di un’indagine disciplinare e che si delega all’ “Ispezione generale delle forze militari di verificare i processi ed i protocolli che i servizi segreti devono rispettare”.