Poliziotto ucciso, a Napoli l’ultimo saluto ad Apicella 

Pubblicato da in data 7 Maggio 2020

Poliziotto ucciso, a Napoli l'ultimo saluto ad Apicella

Pubblicato il: 08/05/2020 12:50

Si è conclusa con l’esecuzione del silenzio militare la cerimonia funebre con rito evangelico in onore di Pasquale Apicella, l’agente della Polizia di Stato 37enne morto lo scorso 27 aprile nell’inseguimento di una banda di rapinatori a Napoli.

La bara, avvolta nella bandiera tricolore, è stata portata a spalla dai colleghi di Apicella all’esterno della chiesa evangelica di via Scippa, quartiere Secondigliano. Poche persone hanno seguito a distanza o dai balconi dei palazzi circostanti, nel rispetto delle misure anti contagio.

All’interno della chiesa evangelica, insieme ai parenti di Apicella, hanno seguito il rito il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il capo della Polizia Franco Gabrielli, il questore di Napoli Alessandro Giuliano, il prefetto di Napoli Marco Valentini, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

“Quello che è accaduto a nostro fratello Pasquale ci testimonia che manca ancora l’amore per il prossimo in questa umanità, l’egoismo e la malvagità a volte sono sovrani”, ha detto il pastore evangelico Christian Parisi, del ministero cristiano di Secondigliano, aprendo il rito funebre in onore di Apicella. “In una situazione critica come quella che la nostra nazione sta vivendo – ha aggiunto – e in cui tutti abbiamo fatto sacrifici, come uomini abbiamo sperato che si fosse sviluppato l’amore per il prossimo, una soluzione per questa umanità che purtroppo amore non ha. Signore in questi momenti difficili non ci resta che sperare in te”.

“Ogni giorno la Polizia di Stato fa cose egregie, ma queste perderebbero ogni valore se lasciassimo cadere il ricordo di chi ci ha lasciato. Caro Lino, noi non ti dimenticheremo e non lasceremo mai sola la tua famiglia”, sono le parole del questore Giuliano, intervenuto nel corso dei funerali. “Non ho avuto modo di conoscere Lino e di parlare con lui – ha spiegato Giuliano – ma ho ascoltato le parole delle persone che gli hanno voluto bene e ho saputo quanto fosse disponibile con tutti, del suo passato di atleta, di quanto ci tenesse a fare il poliziotto”.

Rivolgendosi ai genitori, Giuliano ha detto che “seppellire un figlio è una cosa contro natura e non c’è alcuna buona ragione per morire a 37 anni, ma se questa mattina Lino è avvolto nel Tricolore è perché voi avete fatto un buon lavoro. Se amava così tanto il nostro lavoro è certamente anche grazie ai valori che gli avete trasmesso, siate orgogliosi di voi stessi oltre che di Lino”.

Rivolgendosi invece alla moglie Giuliana, il questore di Napoli ha detto: “Non esiste parola che possa consolarti e dovrai purtroppo spiegare ai vostri figli perché hanno subito questa ingiustizia. Ma quando saranno grandi racconta loro che papà era felice perché aveva una famiglia che amava, una divisa che adorava e una professione che desiderava. Dì loro che, come tanti suoi colleghi, sognava di contribuire a rendere il mondo un po’ migliore anche per loro due, dì che sono figli di un eroe”.


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