Prodi: “Ci manca l’Europa protagonista sulla scena mondiale” 

Prodi: Ci manca l'Europa protagonista sulla scena mondiale

(Fotogramma/Ipa)

Pubblicato il: 12/05/2020 09:47

“Certamente con più lentezza di quel che si sperava, talvolta in una direzione che ci delude, ma l’Europa, nonostante i suoi numerosi detrattori che nel tempo non sono mai mancati, continua a muoversi e ad esistere. E tuttavia l’azione politica dell’Europa è stata tanto debole in questi anni da farci avvertire con delusione, in piena emergenza sanitaria, la mancanza di interventi più forti, generosi e solidali”. Lo scrive su Avvenire Romano Prodi.

“Di fronte al propagarsi dell’epidemia da Covid19 e ai conseguenti interventi massicci di Stati Uniti e Cina, ci manca – osserva il professore – l’Europa protagonista sulla scena mondiale in difesa degli interessi dell’Unione nella sua interezza. Sentiamo la mancanza dell’Europa che ha rappresentato il più grande cantiere di innovazione politica di tutti i tempi, quella della solidarietà e della collaborazione per il raggiungimento di obiettivi comuni e che ci ha reso la prima realtà in termini di reddito e il più grande esportatore del mondo”. “Perché è stato – sottolinea Prodi – grazie a quella Europa se abbiamo prosperato attraverso il libero mercato, goduto di una libertà di movimento inimmaginabile, conquistato la moneta unica”.

Per Prodi, “è certamente questa l’Europa che vorremmo oggi per difenderci dalla pandemia globale da Covid-19 e dalla sue imminenti e gravi conseguenze sul piano economico e finanziario”. “Oggi la pandemia – precisa – tocca tutte le nazioni europee senza che vi sia una responsabilità da attribuire all’Italia o alla Spagna e nemmeno alla Francia, la cui situazione l’accomuna, per la prima volta, ai paesi del Sud più che a quelli del Nord”. “L’emergenza sanitaria – ricorda Prodi – ci porterà a dover affrontare la più grave crisi economica e sociale dal dopoguerra ad oggi, ma ancora non siamo convinti che dalle tempeste si esce insieme e uniti”.

Secondo Prodi “la miglior decisione che l’Europa avrebbe dovuto prendere, per far fronte alle conseguenze del coronavirus, resta l’emissione di bond. Decisione però impedita dalle divisioni europee. In questo ambito sono stati compiuti alcuni passi avanti nella prospettiva di una maggiore solidarietà, ma non sono ancora passi consolidati”.

“Tuttavia – osserva – per affrontare l’emergenza, qualche progresso è stato fatto: ci sono 100 miliardi di cassa integrazione per i paesi europei, un aumento di credito enorme da parte della Bce, un impegno della Bei sugli investimenti e la possibilità di ricorrere ad un rinnovato Mes, Meccanismo europeo di stabilità, senza condizionamenti politici, se non il capitolo di spesa riservato alla sanità”.

“E pur riconoscendo con il dovuto equilibrio – precisa il professore – che qualcosa in più rispetto al passato è stato fatto, la mancanza dell’Europa che vorremmo è tangibile e dovrebbe farci riflettere: essere critici, ma costruttivi, non è lo stesso che essere i nemici dell’Europa”.

E conclude: “Sentire la mancanza dell’Europa dovrebbe significare essere consapevoli che nessun paese, da solo, uscirà da questa inaspettata tempesta, che ci ha colti ancora una volta impreparati e divisi. L’Europa esiste, ‘e pur si muove’, ma il suo moto non è ancora una completa rivoluzione”.