Silvia Romano, al-Shabaab: “Si è convertita perché ha visto un mondo migliore”  

Silvia Romano, al-Shabaab: Si è convertita perché ha visto un mondo migliore

(Fotogramma)

Pubblicato il: 12/05/2020 10:08

Silvia Romanosi è convertita durante il sequestro “perché ha sicuramente visto con i suoi occhi un mondo migliore di quello che conosceva in precedenza”. Parla così Ali Dehere, portavoce del gruppo terroristico Al Shabaab, che in una lunga intervista a La Repubblica afferma: “Non mi risulta che sia sempre stata segregata“. E aggiunge: “Da quanto mi risulta Silvia Romano ha scelto l’Islam perché ha capito il valore della nostra religione dopo aver letto il Corano e pregato”.

“Perché mai avremmo dovuto maltrattarla? Silvia Romano – dice, senza usare il nome da convertita all’Islam, Aisha – rappresentava per noi una preziosa merce di scambio. E poi è una donna, e noi di Al Shabaab nutriamo un grande rispetto per le donne“. Tanti nascondigli cambiati durante il sequestro. “Siamo in guerra e i droni americani e l’artiglieria pesante keniana non bombardano soltanto le nostre postazioni militari ma anche i nostri i villaggi e le nostre città, provocando un gran numero di vittime civili. Ogni ostaggio è un bene prezioso – afferma – quindi appena c’era il minimo rischio che la zona dove tenevamo nascosta Silvia Romano era diventata un possibile bersaglio per i nostri nemici, sceglievamo un altro nascondiglio”.

Il portavoce aggiunge: “Abbiamo fatto di tutto per non farla soffrire anche perché Silvia Romano era un ostaggio, non una prigioniera di guerra”. La differenza, afferma, sta nel fatto che “i prigionieri di guerra li passiamo per le armi, esattamente come fa l’esercito somalo quando cattura un soldato di Al Shabaab”.

Secondo Ali Dehere, “prima di giustiziare i prigionieri, le truppe di Mogadiscio li torturano per farli parlare”, ma “i nostri soldati sono addestrati anche a soffrire, perciò molti muoiono sotto tortura senza rivelare nulla”. “Noi invece non dobbiamo torturare nessuno, perché – sostiene – sappiamo tutto, avendo a Mogadiscio infiltrato i nostri uomini in ogni istituzione, ministero, partito politico e perfino nell’esercito somalo”.