Caporalato: la giornata dell’’invisibile’ Mohamed, la storia/Adnkronos 

Caporalato: la giornata dell’'invisibile' Mohamed

(fotogramma)

Pubblicato il: 15/05/2020 17:21

(di Cristina Armeni) Sveglia nel cuore della notte, alle 4. Poi subito 2 chilometri a piedi, al buio, per raggiungere attraverso campi e fossati, il punto di raccolta sulla strada dove, il furgone gremito di connazionali ma anche di italiani, lo porterà a destinazione, a raccogliere le fragole nelle serre di Strasatti, alle porte di Marsala, in Sicilia. Inizia così la dura giornata di lavoro di Mohamed (nome di fantasia), 28 anni, tunisino. Uno delle centinaia di migliaia di “invisibili”, come li chiama la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, ovvero di braccianti agricoli irregolari, fuggiti a fame e angherie dai loro paesi di origine e assoldati nelle campagne italiane, quasi sempre dai caporali.

Gli stessi criminali che estorcono a lui e ad altri compagni di sventura, 5 euro al giorno per essere trasportati sul luogo di lavoro ed essere riportati a casa, nei ‘ghetti’. Una ‘tangente’ obbligata per chi senza permesso di soggiorno e senza contratto, non può permettersi di guidare un’automobile, non avendo neanche la patente o un documento che ne attesti l’identità. Una ‘tassa’ gravosa per chi guadagna, dopo 9-10 ore di lavoro massacrante, appena 35 euro al giorno.

Mohamed inizia a raccogliere le fragole alle prime luci dell’alba, alle 6 del mattino, nell’ambiente chiuso della serra, tutt’altro che salutare, dove si respira un’aria pervasa dai fitofarmaci sotto l’occhio attento del proprietario dell’azienda agricola.

E’ un lavoro che richiede una certa professionalità e pazienza perché le fragole vanno colte con delicatezza affinché arrivino integre al mercato. Ed è anche molto faticoso: Mohamed sta tutto il giorno piegato, con la schiena curva, perché le fragole crescono e maturano rasoterra. Come lui tanti altri disperati, africani, italiani e anche molte donne romene. Di questi tempi di Covid-19 è più dura che mai, c’è anche preoccupazione per l’aspetto igienico sanitario, perché anche se le distanze tra braccianti possono essere facilmente rispettate, né guanti né tantomeno mascherine vengono fornite dai datori di lavoro.

Alle 12 circa, una breve pausa pranzo con un panino e una bottiglietta d’acqua, quasi sempre ‘elargita’ dai proprietari del fondo, mentre il caldo africano, portato dallo Scirocco comincia a farsi sentire con temperature che già superano i 40 gradi.

A fine giornata, Mohamed rimonta sul furgone, è trafelato. La giornata non è ancora terminata. Un altro viaggio di un’ora per raggiungere, stipato come una sardina, il punto di raccolta della mattina. Una volta sceso deve fare gli stessi 2 chilometri a piedi, percorsi la notte precedente, per raggiungere verso le 18, il casolare abbandonato che condivide con altri 80 ‘invisibili’.

Qui durante il lungo lockdown è dovuto rimanere forzatamente bloccato, senza poter guadagnare e in una promiscuità davvero pesante. I clandestini, un pericolo anche per la popolazione, sono stati confinati e controllati per impedire loro di uscire a comprare il cibo. Una sopravvivenza che è stata assicurata solo dalle derrate portate dai volontari delle associazioni laiche e cattoliche.

La sera Mohamed va a letto presto, prestissimo. Domani di nuovo sveglia alle 4 per andare a raccogliere le fragole ma, appena sarà finita la stagione, nessuna certezza.

Mohamed dovrà tornare nel ghetto di Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, dove quando c’è il pienone, nella stagione delle olive, a settembre, si arriva a 1.500 presenze nella baraccopoli. Intanto, quasi sicuramente durate l’estate dovrà spostarsi in altre province o addirittura in altre regioni, magari in Puglia a raccogliere pomodori o fino in Trentino Alto Adige a raccogliere le mele. Lì almeno si starà più freschi.