Coronavirus: psichiatra, ‘consumi droga da movida crollati, ora arriva a casa’  

Pubblicato da in data 14 Maggio 2020

Coronavirus: psichiatra, 'consumi droga da movida crollati, ora arriva a casa'

Pubblicato il: 15/05/2020 14:02

di Barbara Di Chiara

“Il consumo di tutte le sostanze che danno dipendenza è generalmente crollato: chi le utilizzava in occasioni specifiche, come la movida, i ritrovi giovanili, lo stadio, le feste, non ha più potuto trovare occasioni a cui legare questo consumo. Esistono infatti le dipendenze da sostanze, ma anche da situazioni, che sono quelle che vengono sfruttate dal marketing per far consumare le persone. Ecco: tutte queste cose per un periodo sono sparite, ora torneranno, anche se in modo diverso. Intanto, le persone non potevano uscire, vedere i loro genitori, ma la droga a domicilio continuava ad arrivare”. A dirlo all’Adnkronos Salute è Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento Interaziendale Prestazioni erogate nell’ambito delle Dipendenze di Milano, che fa capo all’Asst Santi Paolo e Carlo.

Il lockdown dettato dall’emergenza Covid19, evidenzia, “è stata è la prova che esiste ormai tutta una serie di occasioni costruita apposta per far consumare sostanze legali e illegali, o magari tutte e due insieme. Queste occasioni sono molto legate alle grandi aggregazioni di persone per cui”, avendo ‘chiuso l’Italia’, “una grossa parte di consumo si è attenuata. Abbiamo avuto un numero molto inferiore di interventi di emergenza urgenza in strada. E’ quindi consono fare un appello per dire che nei prossimi mesi e anche nei prossimi anni bisognerebbe studiare un modo diverso di fare industria e di fare aggregazione, e avere uno spazio anche per ripensare al modo di ritrovarsi e vivere tutelando la salute. Ma è un’antica lotta fra il bene e il male”.

In ogni caso, avverte l’esperto, “se alcune persone sono state messe nelle condizioni di doversi ‘contenere’, mi ha colpito venire a sapere che chi voleva la droga l’ha ricevuta a domicilio senza neanche un grande aumento di prezzi. Il mercato si è organizzato in modo rapido ed efficiente e ha approfittato della riduzione dei consumi occasionali per avere un magazzino per gli usi abituali. Le persone non riuscivano a vedersi con la fidanzata ma la droga gli arrivava a casa. Siamo di fronte a uno dei mercati più efficienti del mondo”, avverte.

Ore bisogna pensare a come gestire il ritorno a una sorta di normalità sociale. “La crisi della produzione agricola – evidenzia Gatti – potrebbe portare a un passaggio ‘generazionale’ tra le droghe di origine naturale a quelle di origine sintetica. E’ possibile che in parte questo avvenga prima mischiando le sostanze poco per volta, ma questa rivoluzione è già iniziata in altre parti del mondo e penso possa prendere piede da noi, catalizzata dalla situazione che stiamo vivendo. E dobbiamo stare attenti perché a livello di controlli, sia nei pronto soccorso che nei luoghi di cura, non siamo preparati, continuiamo a indagare sempre le solite 6 o 7 sostanze. Ma dobbiamo pensare che le epidemie non sono causate solo da virus: l’uso del fentanyl in Usa ha portato a una vera emergenza nazionale. E se per Covid-19 potrebbero morire 100mila persone negli Stati Uniti, ricordiamo che le overdose ne fanno segnare ogni anno 70mila”.

“Il mercato degli utilizzatori di sostanze che ‘stanno sul filo’, cioè hanno una sorta di controllo – conclude – si è dunque riorganizzato anche se si sono ristretti i consumi. I tossicodipendenti sono un’altra cosa, quelli in cura sono stati abbastanza seguiti, ma i servizi socio sanitari in questo periodo hanno incontrato notevoli problemi. E poi bisogna fare una considerazione: di questa situazione abbiamo visto un periodo molto breve, la popolazione ha ‘tenuto’ bene. Se questa fase dovesse prolungarsi, con un conseguente forte cambiamento dei nostri stili di vita, la mancata socialità, questo potrebbe davvero avere una cattiva influenza sulle dipendenze di ogni tipo, che sono da sempre un antidoto all’angoscia, alla depressione e all’incapacità di trovare un equilibrio con noi stessi e con gli altri”.

Con i problemi sanitari, sociali e lavorativi cui stiamo andando incontro, “il problema dell’aumento delle malattie mentali è reale e anche quello delle dipendenze potrebbe aggravarsi. La dipendenza è un meccanismo protezione dall’ansia che ti chiude in un tuo bozzolo. Su questa fase di trasformazione si gioca, dunque, anche la capacità di prevenire un’evoluzione negativa di queste fenomeni”.


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