Coronavirus: Catino, ‘liquidità per imprenditori in difficoltà tra nuovi ‘servizi’ mafia’ 

Pubblicato da in data 17 Maggio 2020

Coronavirus: Catino, 'liquidità per imprenditori in difficoltà tra nuovi 'servizi' mafia'

Maurizio Catino

Pubblicato il: 18/05/2020 15:56

“Dall’inizio dell’emergenza alcune attività della criminalità organizzata hanno subito una contrazione in quanto sono state limitate dalle misure di distanziamento sociale e dalle restrizioni dei movimenti. Al contempo si sono aperte molte opportunità. Ad una ‘domanda’ da parte di soggetti in difficoltà economica, le mafie possono rispondere con un’offerta di servizi extra-legali di vario tipo. Sul fronte del credito, ad esempio. Significativi pericoli derivano, infatti, dalla enorme liquidità posseduta dalle mafie, dovuta in particolare alla gestione del traffico di stupefacenti. Commercianti e imprenditori in crisi di liquidità possono essere incentivati a rivolgersi per prestiti alle mafie”. Lo dice, in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia Maurizio Catino, docente di Sociologia dell’organizzazione presso l’Università di Milano Bicocca e autore del libro ‘Le organizzazioni mafiose. La mano visibile dell’impresa criminale’ (edizione Il Mulino e tradotto in inglese e in giapponese).

“E’ forte il rischio poi – spiega – che le mafie possano appropriarsi degli ingenti fondi deliberati dai decreti anticrisi varati in questi settimane. Imprenditori spregiudicati e mafiosi potrebbero rilevare a basso costo aziende in difficoltà, soltanto per poter accedere a linee di credito e finanziamenti agevolati. Un ulteriore servizio riguarda l’offerta di lavoro. In Italia si prevede un ulteriore forte impatto sui livelli occupazionali, soprattutto nelle regioni del sud, dove la profonda crisi economica potrebbe produrre, in assenza di efficaci e tempestivi interventi pubblici, un ‘esercito industriale di riserva’ per le organizzazioni criminali, di persone disponibili alla manovalanza criminale”.

Per Catino “E’ fondamentale che gli interventi pubblici raggiungano in tempi brevi gli obiettivi prefissati, sostenendo famiglie e imprese, evitando l’appropriazione e la distorsione da parte delle organizzazioni mafiose e di altri soggetti illegali. Diventa importante, quindi, monitorare attentamente le vecchie e nuove aree di business dalle quali le mafie stanno cercando di trarre profitto per cercare di anticipare le azioni di queste organizzazioni. Il settore sanitario costituisce oggi un obiettivo importante, in particolare gli appalti e le forniture mediche, per quei gruppi che da tempo si sono già radicati in questo settore, sia al sud sia al nord. Infine, occorre monitorare attentamente i passaggi degli assetti proprietari di aziende e punti commerciali, così come le operazioni finanziarie sospette”.

“A fronte dei rischi – sottolinea Maurizio Catino – si prospettano importanti opportunità investigative. Le restrizioni alla mobilità stanno costringendo mafiosi e corruttori a limitare al minimo i contatti di persona. Al contempo, a fronte della necessità di condividere informazioni per condurre gli affari, sempre più spesso verranno utilizzati mezzi di comunicazione tecnologici ritenuti sicuri. Si apre così un’importante e irripetibile finestra di opportunità per le indagini tecniche che dovranno essere in grado di intercettare questo cambiamento”.

Nel libro vengono analizzati i cambiamenti intervenuti nei comportamenti e nelle strategie delle mafie italiane: “Un cambiamento rilevante attiene alla netta riduzione dell’uso della violenza, e degli omicidi in particolare. Un cambiamento che potremmo sintetizzare in ‘dal manifesto al latente’. Nel senso che, dopo la stagione delle stragi del 1992-1993 ad opera di Cosa nostra, c’è stato un radicale calo negli omicidi in particolare in tutte le mafie. Meno 50% di omicidi nel decennio 1993-2002 per Cosa nostra siciliana e meno 77% nel decennio successivo 2003-2012. Negli stessi intervalli temporali si è registrata una riduzione del 53% e del 31% per la ‘Ndrangheta, e del 34% e 35% per la camorra. E il calo continua anno dopo anno”.

Inoltre, “da più di quindici anni non stati commessi omicidi di persone di alto profilo (magistrati, giornalisti, politici non collusi, ecc.). Soltanto la mafia campana continua a ricorre all’omicidio con una frequenza preoccupante, in particolare ad opera di alcuni gruppi criminali attivi a Napoli con un minor grado di strutturazione organizzativa. Le mafie oggi sembrano preferire infiltrarsi nei gangli dell’economia legale, degli appalti pubblici in particolare. La violenza manifesta diventa meno necessaria, pur restando latente, a garanzia dei patti corruttivi”.

“Le mafie – avverte Catino – si stanno espandendo in ormai quasi tutte le regioni d’Italia, in molti paesi europei (Svizzera, Germania, Olanda, Spagna) e in diversi continenti (Stati Uniti, Australia). Tra le diverse mafie italiane, la ‘Ndrangheta è quella che si è espansa di più, riuscendo a riprodurre con maggior successo il modello organizzativo e di business. In alcune regioni italiane, (Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna) si registra oramai un vero e proprio radicamento di questa organizzazione, in particolare in alcuni settori economici, come l’edilizia e il movimento terra. L’espansione sembra non aver trovato barriere particolari in molti territori del nord Italia, da parte di imprenditori politici e colletti bianchi, che anzi hanno visto in questa organizzazione un vero e proprio partner di business”.

Catino sostiene che “i soggetti esterni svolgono un ruolo fondamentale, vitale per l’organizzazione criminale. Senza questa rete esterna le mafie sarebbero ben poca cosa. C’è scarsa attenzione a questa dimensione esterna, composta da professionisti (come commercialisti, esperti di finanza, consulenti finanziari, avvocati), politici e imprenditori. Una dimensione erroneamente denominata come zona grigia. C’è ben poco di grigio in questi soggetti. Il loro contributo non è riducibile ad un semplice scambio di servizi, ma è di tipo imprenditivo, creativo e ideativo”.

In altre parole, “questi soggetti esterni ipotizzano servizi e trovano soluzioni che lo stesso mafioso non sarebbe in grado neanche lontanamente di pensare, dato il suo basso capitale culturale. L’82% dei mafiosi condannati in via definitiva dal 1982 ad oggi (fonte: Transcrime) ha conseguito la quinta elementare o la terza media, e il restante 18% non ha certamente conseguito un master ad Harvard. Pertanto, dato il basso livello di conoscenze all’interno dell’organizzazione, dipendono totalmente per i loro affari da questi soggetti esterni. Sempre più spesso si assiste a un movimento inverso: sono questi soggetti esterni che cercano la relazione con il mafioso e non viceversa, per sviluppare i loro affari legali in modo illegale”.


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