Sileri: “Non credo debba esserci blocco da Regione a Regione” 

Pubblicato da in data 23 Maggio 2020

Sileri: Non credo debba esserci blocco da Regione a Regione

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Pubblicato il: 24/05/2020 14:02

“Non credo che debba esserci in questo momento, e sono sicuro che nei prossimi giorni anche qui la riserva verrà sciolta, il blocco da Regione a Regione. Non vedo dai numeri che abbiamo delle Regioni che hanno dei rischi particolari. Dobbiamo dividere l’Italia in due parti principali, c’è la Lombardia che è un caso a parte, perché li è avvenuto un vero tsunami, e le altre regioni dove il virus non è arrivato e che quindi devono essere preservate da focolai che possono partire e andare, diciamo da sé, contagiando molte persone. Dai dati io mi aspettavo qualcosa di peggio, quindi, a dire il vero sono molto ottimista. Credo che andando avanti così torneremo a una vita normale, con nuove regole, ma verso il normale”. Lo ha detto ad Agenda, su Sky TG24 il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.

“Ci vuole un criterio e razionalità” per i test sierologici anche in forma privata e i medici del territorio “devono guidare”, continua Sileri, che chiarisce: in caso di positività a un test sierologico, “la persona deve fare il tampone e lo Stato deve provvedere ad esso. La persona risultata positiva innanzitutto deve mettersi in auto quarantena, avvertire il proprio medico di medicina generale, la Asl di riferimento”, che a sua volta darà indicazioni sul tampone. “Faccio però un passo indietro: se qualcuno – ha proseguito Sileri – vuole sapere se è positivo o meno entra in gioco il ruolo centrale del medico. Questo è un tema di discussione quotidiano con il ministro Speranza e il sottosegretario Zampa, perché è vero che si possono fare 60 milioni di test ad altrettanti abitanti ma va fatto con un certo criterio”.

“Se una persona non è soggetto esposto e non ha sintomi, qual è il motivo per fare il test? Al di là della curiosità e delle preoccupazioni di chi lo richiede, è evidente che quel test deve essere suggerito da un medico dicendo ‘sì, hai delle ragioni per poterlo fare’. Una indicazione non diversa, per esempio, dagli esami diagnostici”.

“Il Ministero della Salute sta partendo con un’opera di test su 150.000 persone che darà un’immagine del passaggio del virus in Italia e sono state già individuate le persone che lo devono fare”, ha concluso il viceministro.


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