Lef: in Olanda 15.000 società fanno pianificazione fiscale per multinazionali estere  

Pubblicato da in data 24 Maggio 2020

Lef: in Olanda 15.000 società fanno pianificazione fiscale per multinazionali estere

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Pubblicato il: 25/05/2020 17:07

In Olanda la pianificazione fiscale per le multinazionali estere è una delle principali industrie del paese: sono infatti circa 15.000 le società ‘buca – lettere’ che operano nel paese realizzando un imponibile di circa 200 miliardi e un’imposta annua che si aggira sui 44 miliardi. E’ quanto emerge da una analisi di Lef-Associazione per la legalità e l’equità fiscale redatta da Tamara Gasparri, esperta di fiscalità internazionale.

Lo studio dal titolo ‘L’Olanda Paese di transito e sponda d’approdo per strategie di profit shifting e di erosione delle basi imponibili’, evidenzia il ruolo del paese dei tulipani nell’offrire alle multinazionali e ai grandi investitori “il supporto d’intermediazione utile a ridurre sensibilmente il loro carico fiscale teoricamente dovuto nei Paesi ove hanno generato i profitti o in cui hanno la loro residenza”. Una intermediazione offerta in cambio d’una minima parte delle imposte che questi soggetti avrebbero dovuto pagare all’origine.

La gestione del trasferimento di questi profitti in paesi con fiscalità opaca o la loro collocazione nella stessa Olanda, con la conseguente elusione delle imposte effettivamente dovute, ha consentito al Paese di creare una vera e propria industria nazionale ad elevata specializzazione tecnica e ad altissimo valore aggiunto che oggi rappresenta una delle principali ricchezze del paese. Si tratta di una vera e propria “industria” nazionale con le conoscenze, le competenze, le capacità e le esperienze professionali in ambito fiscale ed economico-finanziario per fare in modo che questi grandi contribuenti, che operano in genere sul mercato globale, eludano la tassazione all’origine attraverso la creazione di società di collegamento, di comodo e di transito verso paesi dalla fiscalità opaca; società che quindi non risiedono là dove il guadagno è stato realizzato.

I dati sui flussi di investimenti esteri diretti -spiega l’analisi di Lef- evidenziano il ruolo che l’Olanda svolge in questi meccanismi di trasferimento di enormi masse di capitali originate in tutto il mondo verso paesi con fiscalità privilegiata e non trasparente (paradisi fiscali). Secondo la Banca Centrale olandese nel 2017, ben il 60,7% degli investimenti in ingresso nel territorio nazionale (per un totale di 4.554 miliardi di euro, due volte e mezzo il Pil dell’Italia) e il 54,4% degli investimenti diretti verso estero (pari a 5.561 miliardi di euro) erano affluiti e defluiti attraverso le 15.000 società buca-lettere (Dutch Special Purpose Entities) presenti nel Paese.

A livello globale, su 40 trilioni di dollari di investimenti diretti, sarebbero ben 15 trilioni (pari al Pil di Cina e Germania) gli investimenti fantasma transitati nel 2017 tramite veicoli vuoti (società di comodo) all’interno del gruppo che effettuava l’operazione. Il 50% di questi veicoli vuoti risiede in Olanda e in Lussemburgo.

L’Unione Europea si presenta come un terreno particolarmente adatto a questi trasferimenti in quanto è un grande mercato comune in cui possono liberamente circolare persone, capitali ed attività economiche. “In questo contesto fertile l’Olanda, con la complicità della sua amministrazione fiscale -sottolinea lo studio di Tamara Gasparri- ha sfruttato a pieno le opportunità offerte dalle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni, le quali possono prevedere – in base alle convenienze e ai reciproci rapporti di forza dei due Stati contraenti – la rinuncia da parte dello Stato della fonte ad applicare le proprie imposte sui già menzionati flussi in uscita o, quantomeno, l’impegno ad applicare ritenute ad aliquote ridotte”.

A tal fine, l’Olanda si è dotata di una rete vasta e capillare di quasi 100 convenzioni che prevedono l’esenzione per i flussi in uscita di dividendi interessi e royalty o, al più, prevedono ritenute particolarmente basse e competitive anche nei rapporti con i Paesi a fiscalità privilegiata (opaca e non trasparente); perseguendo con determinazione e chiarezza un unico scopo: fare dell’Olanda un Paese altamente attrattivo per gli investitori esteri per fare della terra dei tulipani la principale ‘porta d’ingresso’ delle imprese multinazionali in Europa.

Ad evidenziare tutto ciò -sottolinea lo studio- è sufficiente fare riferimento al fatto che su un totale di oltre 24.000 miliardi di dollari di profitti che, nel 2017, i gruppi multinazionali sono riusciti a trasferire verso tutti i paradisi fiscali del mondo, più di 20.000 miliardi hanno trovato ‘riparo’ (temporaneo o definitivo) proprio nei paradisi dell’Unione europea: Olanda, Lussemburgo, Irlanda, ecc. E non è un caso che oltre il 50 per cento delle 500 più grandi multinazionali USA ha almeno una sede sussidiaria in Olanda.


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