Jabil, dietrofront azienda e accordo salta 

Jabil, dietrofront azienda e accordo salta

(Immagine di repertorio – Fotogramma)

Pubblicato il: 26/05/2020 10:17

Al termine di un’estenuante trattativa che andava avanti da tre giorni e ad un passo dall’accordo con i sindacati per evitare ulteriori 190 licenziamenti al sito di Marcianise, a Caserta, e per i quali era stata già aperta una procedura collettiva, Jabil, la multinazionale americana, ha deciso di fare marcia indietro provocando la rottura del tavolo di confronto. Una doccia gelata per i sindacati ma anche per il governo a cominciare dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo che a quel punto ha chiesto un confronto diretto con i vertici americani per capire le ragioni dell’irrigidimento dell’azienda italiana.

Un dietrofront inspiegabile, anche a detta dei sindacati. Fino a quel momento infatti l’intesa prevedeva il blocco dei 190 licenziamenti per cui era già stata aperta la procedura ad hoc e l’utilizzo per questi della Cig per Covid 19 per ulteriori 5 mesi come previsto dal Dl Rilancio oltre all’impiego del fondo nazionale di competenza per la formazione dei lavoratori. A questo l’intesa aveva associato anche alcuni incentivi sia per sostenere economicamente l’eventuale uscita volontaria dal posto di lavoro che per quelle aziende che avessero accettato il ricollocamento dei lavoratori. L’accordo dunque fino a questo momento prevedeva di fatto che tutti i 190 lavoratori fino a settembre fossero sostenuti dallo Stato.

Ma la rottura si è compiuta all’1,30 di notte. Agli americani non va giù la norma di legge che prevede come l’eventualità di riattivare, al termine dello stop imposto dal decreto del governo e quindi dal 18 agosto in poi, la procedura di licenziamento per gli eventuali lavoratori ancora in esubero passi attraverso una “procedura sindacale” della durata di 45 giorni.

Il no di Jabil è stato netto e senza appello e ha chiesto la riduzione della procedura a 6 giorni: richiesta impossibile da accettare, dicono in coro sindacati e governo, contrasta con una legge dello Stato. Ma la multinazionale non ha mollato trincerandosi dietro “ordini” ricevuti dalla casa madre.

L’ira di Catalfo è, quindi, salita: “se lei prende solo ordini, allora devo parlare con i vertici americani”, ha scandito. E il tavolo si è rotto. Sarà riconvocato ad horas, spiegano ancora i sindacati. “Mai vista una arroganza così. Uno schiaffo in pieno viso a governo e lavoratori”, commenta Michele Paliani della Uilm.