Coronavirus, Mattia: “Non credo di essere stato paziente 1” 

Pubblicato da in data 4 Giugno 2020

Coronavirus, Mattia: Non credo di essere stato paziente 1

Pubblicato il: 05/06/2020 14:29

Sono il paziente che è stato certificato per primo” come malato di Covid-19, ma “non penso proprio di essere stato il primo paziente, o meglio il paziente numero 1″ d’Italia. Mattia si racconta, in un’intervista a ‘Sky Tg24’, e riavvolge il nastro fino a quei giorni di febbraio in cui è arrivato in ospedale a Codogno, agli attimi prima di essere addormentato mentre il 20 di febbraio il Paese scopriva che il coronavirus Sars-Cov-2 era già dentro i confini nazionali.

“Sono conosciuto e diventato popolare per questo motivo. Ma io l’ho scoperto solo una volta che ho preso in mano il mio smartphone”, al risveglio dopo giorni intubato in terapia intensiva, “quando ho potuto capire realmente cosa stava succedendo, cosa era successo. Il motivo per cui sono stato ricoverato è stata una semplice polmonite, questo è ciò che mi è stato detto, e poi il nulla per me. Una volta sveglio ero semplicemente guarito da una semplice polmonite. Non mi pesa affatto di essere chiamato paziente numero 1”.

“Una domenica sera – racconta Mattia – mi sentivo un po’ debole. Avevo la febbre un po’ alta, nel tempo è cresciuta e sono finito poi al pronto soccorso proprio per febbre alta. Le analisi hanno dimostrato una lieve polmonite ed è stato suggerito di curarla a casa, in quanto nei soggetti giovani è una pratica che viene svolta così”.

“Al mio ritorno a casa, con antibiotico, la febbre è aumentata e dopo poche ore mi sono ripresentato al pronto soccorso e da lì in poi la febbre è sempre cresciuta fino a quando poi purtroppo sono stato portato in terapia intensiva. Ma fino a quel punto lì nessuno sapeva nulla”.

Durante “il secondo ricovero in pronto soccorso, c’è stato un episodio che fa sorridere adesso: è stata mia l’idea di chiedere a un operatore, non ricordo bene che ruolo avesse, se potessi essere un caso di coronavirus e in dialetto mi rispose: ‘Il coronavirus Cudogn en sa neanc a du sta’, che significa il coronavirus Codogno non sa neanche dove sia di casa. E invece siamo stati l’inizio di tutto”, racconta ancora Mattia.

E parla anche della perdita del padre, portato via da Covid-19: “Di papà ho saputo dopo qualche giorno, non mi è stato detto subito. L’ho saputo mezza giornata prima che poi se ne andasse – ricorda – Mio padre è stato ricoverato in Terapia intensiva a Varese e, solo dopo che ho avuto la possibilità di parlare, dopo aver ricevuto il telefono, ho sentito mia madre e ho saputo della situazione, che era grave. Dopo, il 19 marzo, festa del papà, lui se n’è andato”.

Mattia ripercorre i momenti più difficili che ha vissuto. “Mi sono addormentato con il pensiero di mia moglie” Valentina. “Grazie alla dottoressa Malara”, l’anestesista del presidio di Codogno che ha avuto l’intuizione di sottoporlo al tampone per rilevare l’eventuale presenza del nuovo coronavirus, “ho avuto la possibilità di incontrare Valentina appena prima che venissi addormentato, proprio perché ancora non si sapeva che era Covid e non c’erano tutte queste restrizioni. Mi ricordo di aver accarezzato il pancione di Valentina e di averle detto che avrei fatto di tutto per tornare. E ce l’ho fatta”,sottolinea il 38enne che ringrazia “il dottor Bruno, che ad oggi reputo il mio nuovo papà”. E subito dopo cita Annalisa Malara, l’anestesista dell’ospedale di Codogno, sua coetanea, che ‘forzando’ i protocolli lo ha sottoposto al tampone che ha svelato la presenza del coronavirus Sars-Cov-2.

A lei il grazie è perché “grazie al suo intuito e coraggio ha fatto qualcosa di diverso e ha scoperto” la malattia e “ha fatto iniziare il tutto. E poi voglio ringraziare mia moglie che mi è stata vicino, lo so. L’arrivo di Giulia”, la prima figlia di Mattia e Valentina, “ha coronato tutto il percorso – dice il 38enne – Mia moglie, che ha passato la quarantena all’ospedale Sacco di Milano, aveva paura di partorire prima per tutto questo stress. Non mancava comunque molto e invece ha aspettato che ci fossi anch’io. Con anticipo Giulia è arrivata e nonostante non fossi nel pieno delle mie forze sono riuscito ad assistere” alla sua nascita “e stare con lei fino ad oggi, perché tuttora sono a riposo e me la godo tutto il giorno”.


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