Trapianti, inventore cuore bionico italiano: “Servono finanziatori”  

Pubblicato da in data 4 Giugno 2020

Trapianti, inventore cuore bionico italiano: Servono finanziatori

Immagine di repertorio

Pubblicato il: 05/06/2020 10:23

Ha creato a Padova il primo cuore bionico interamente ‘made in Italy‘, anticipando la concorrenza dei ricercatori di mezzo mondo. E’ Gino Gerosa, 62 anni, trentino di Rovereto, direttore della Cardiochirurgia dell’azienda ospedaliera universitaria di Padova, dove nell’aprile scorso ha effettuato il trapianto di cuore numero mille. Dopo 8 anni di ricerche, l’impresa storica di creare il cuore bionico italiano è riuscita al luminare trentino, coadiuvato da due ingegneri e da due inventori. “Premesso che c’è una necessità assoluta di cuori artificiali – racconta Gerosa a ‘Libero’ – poiché il numero di organi provenienti da donatori è di gran lunga inferiore al numero dei pazienti in lista d’attesa, nel mondo al momento ne esistono due: l’americano Cardio West, ormai datato, e il francese Carmat, molto sofisticato ma anch’esso non privo di problematiche”.

“Ho sentito quindi la necessità di realizzare un cuore artificiale dalle prerogative di assoluta avanguardia che riescano a garantire al trapiantato una buona qualità di vita”, prosegue il cardiochirurgo. Ma per mettere in produzione questa meraviglia della nuova frontiera della cardiochirurgia, frutto dell’italico ingegno, occorrono finanziamenti che nel nostro Paese non si trovano. Perché cuore bionico? “Perché è fatto di una parte elettronica e di una parte biologica costituita da un rivestimento di pericardio bovino decellularizzato – risponde Gerosa – Misura appena 8,5 centimetri, pesa circa 250 grammi ed è alimentato con una batteria”. Quanto verrà a costare? “Dagli 80 ai 150mila euro”, precisa il cardiochirurgo. “Ha superato brillantemente una prova di banco pompando 10 litri di acqua contro una pressione di 120 millimetri di mercurio. Riguardo al brevetto, abbiamo dovuto autotassarci sborsando 20mila euro”.

Quando il cuore bionico verrà prodotto in serie? “Quando troveremo un gruppo che finanzi lo sviluppo definitivo del prototipo e del motore miniaturizzato elettrico. Poi si passerà alla sperimentazione animale ed umana. Ci vorranno in tutto ancora 5 anni – sottolinea Gerosa – Servono 50 milioni di euro. Sinora sono riuscito a reperire 1 milione da parte della Fondazione Cariparo, poi ho bussato invano alle porte di Fondazioni bancarie, industrie farmaceutiche e imprenditori vari. Tanti complimenti da tutti, ma nessuno sinora si è detto disposto a investire”.

“Il governatore del Veneto Luca Zaia ha già sborsato 3 milioni e mezzo di euro per il Laboratorio di Medicina rigenerativa dell’università di Padova e la Regione non dispone di risorse infinite – ricorda Gerosa – Ho avuto un colloquio con il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri che era parso interessato, ma poi non è arrivato nessun segnale”.

Sarà costretto davvero ad andare all’estero per reperire i fondi? “Non vorrei mai lasciare il mio Paese che amo, ma se sarò costretto dovrò andare a realizzare il cuore bionico in Qatar o in Kuwait, due Paesi che hanno mostrato interesse – chiosa il cardiochirurgo – Sarebbe un peccato, perché in Italia abbiamo aziende di elevatissimo livello tecnologico come ad esempio Finmeccanica-Leonardo e Ferrari perfettamente in grado di effettuare lo sviluppo definitivo del prototipo”.

“Approfitto dell’ospitalità di Libero per lanciare un appello a potenziali finanziatori. Un appello che, ne siamo certi, non si perderà nel vuoto: sarebbe davvero triste che ancora una volta un’invenzione tutta italiana finisca nelle mani degli stranieri a causa della miopia di chi ci governa. E pensare – conclude Gerosa – che basterebbe una goccia del mare di soldi pubblici sprecati o finiti nei rivoli della corruzione per avere un cuore artificiale tutto italiano che darebbe gloria e prestigio imperituri al nostro Paese. Invece rischiamo seriamente che a prendersi i meriti siano gli arabi”.


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