Vaia: “Focolai figli di errori non di riaperture” 

Pubblicato da in data 14 Giugno 2020

Vaia: Focolai figli di errori non di riaperture

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 15/06/2020 09:15

I nuovi focolai di Covid-19 sono ‘figli’ dell’allentamento delle restrizioni post-fase 1? “No, di errori. Le riaperture sono il giusto epilogo dopo il lockdown e il calo di contagi che ha comportato”. Ne è convinto Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, che in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, cronache di Roma, lancia un messaggio di ottimismo e insieme di prudenza: “Riapriamo tutto, ma bisogna mantenere la guardia alta”.

Come sono nati nella Capitale i cluster dell’Irccs San Raffaele Pisana e del palazzo occupato alla Garbatella? “Come sia stato possibile non lo so – risponde il medico – Si potrà capire con certezza solo dopo la conclusione dell’indagine epidemiologia. Quello che so è che, a differenza del Nord Italia dove le strutture sanitarie hanno fatto da incubatori del virus, a Roma non era ancora successo. Ad esempio allo Spallanzani, dove i contagi tra operatori sanitari sono a zero, sono state messe in atto disposizioni rigidissime: percorsi separati, stanze singole anche per casi sospetti con tamponi negativi, dispositivi di sicurezza e aree comuni, come bar e mensa, super controllate”. Ma soprattutto entravano “solo gli operatori sanitari, per tutti gli altri c’era il divieto assoluto di accesso”.

Evitare che ospedali e strutture sanitarie si trasformino in epicentri di contagio è possibile, assicura Vaia: “Basterebbe applicare rigidamente le regole. Oggi però – sottolinea – a valle dell’epidemia occorrere ridisegnare la rete infettivologica nel Lazio, con ospedali e personale mono dedicato e distinto tra Covid e non Covid”.

Il direttore sanitario dello Spallanzani non è preoccupato se l’indice di contagio Rt nei giorni scorsi è arrivato a 0,93, pericolosamente vicino all’1. Vaia non crede ci sia il rischio di un altro lockdown: “Dal 1 giugno i numeri sono confortanti – osserva – Il Lazio, anche con i due cluster, è in fase calante”.

Per il medico è dunque “arrivato il momento di riaprire tutto. Nel rispetto delle regole che ci siamo dati: mascherine e distanziamento sociale. Senza mai abbassare la guardia e guardando avanti con ottimismo“. Per riapre tutto “intendo ogni segmento della società – spiega – Anche quelli che alimentano lo spirito: la cultura e la musica, il cinema e il teatro, il tempo libero e lo sport. Anche per permettere alle famiglie di superare le pesanti ripercussioni che ha portato con sé il lockdown”.

“Dobbiamo riappropriarci della nostra vita”, esorta Vaia. “Proteggere le fasce deboli. Dare grande attenzione alla scuola, di ogni ordine e grado, da quella dell’infanzia all’università. Bisogna andare avanti senza paura”.


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