Monza, avvocato condannato per stalking giudiziario: prima volta in Italia 

Pubblicato da in data 18 Giugno 2020

Monza, avvocato condannato per stalking giudiziario

(Fotogramma)

Pubblicato il: 19/06/2020 20:08

Un avvocato di Usmate Velate, provincia di Monza e Brianza, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Monza a 4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dalla professione per atti persecutori attraverso l’utilizzo illegittimo dello strumento giudiziario, il cosiddetto “stalking giudiziario”, in una delle prime applicazioni di tale reato.

L’avvocato, come si legge nel capo di imputazione, “con condotte reiterate, consistenti nel ricorso sistematico e strumentale a incessanti e infondate azioni giudiziarie proposte sia in sede civilistica che penalistica” nei confronti della vittima e della moglie di quest’ultima “arrecava loro molestia costringendoli a modificare le loro abitudini di vita esponendoli a continue spese processuali e a gravi ricadute sul piano dell’immagine personale e professionale”.

I fatti su cui si sono concentrate le indagini, coordinate dal pm Michela Versini, risalgono agli anni tra il 2011 e il 2015. A querelare l’avvocato è stato un suo ex cliente e la sua famiglia. Nel 2011, interrotto il rapporto professionale tra i due, sono nate alcune controversie attorno al pagamento delle parcelle del legale, il quale sosteneva che i pagamenti non fossero mai stati effettuati, mentre il suo ex assistito affermava che l’avvocato stava chiedendo soldi per fatture già saldate.

“Quello che manca in tutta questa vicenda è la prova. Sono curioso di leggere le motivazioni della sentenza, contro cui faremo certamente ricorso perché la riteniamo profondamente ingiusta” ha detto all’Adnkronos Antonino De Benedetti, legale dell’avvocato condannato.

“Non è vero che il mio assistito abbia intentato 200 cause contro il suo ex cliente – ha aggiunto De Benedetti – Il numero delle cause è ben più contenuto, nell’ordine di qualche decina, poi ciascuna di queste ha avuto diverse articolazioni tra primo grado, appello e Cassazione, come prevede la legge”.


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