Sostenibilità: sviluppo del territorio, Gruppo Cap punta sui Fattori Esg  

Pubblicato da in data 25 Giugno 2020

Sviluppo sostenibile del territorio, Gruppo Cap punta sui Fattori Esg

Pubblicato il: 26/06/2020 14:29

Uscire dalla crisi economica causata alla pandemia investendo sul territorio; contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici mettendo in atto strategie per mitigare i rischi territoriali a livello locale; adottare strategie green e carbon neutral per abbattere le emissioni inquinanti: Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, punta sui fattori Esg (environment, social, governance), per affrontare le sfide del presente e far crescere il territorio su cui opera.

“Ripresa economica e sostenibilità non sono fattori contrapposti, ma complementari – commenta Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo Cap – Oggi si tratta di capire che il ruolo di aziende pubbliche come Cap è quello di fare ripartire l’economia rilanciando gli investimenti. E occorre farlo in modo strategico e trasparente”.

“Non c’è nessuna contrapposizione tra ripartenza e sostenibilità – continua – Anzi. I nostri oltre 100 milioni di investimenti sono solo una piccola parte di quelli che servirebbero, ad esempio, per mettere in sicurezza idraulica il territorio. E si pone allora il tema dei fabbisogni finanziari, di come rendere possibile la crescita del territorio attirando capitali e investitori. Se è vero che dall’Ue arriveranno importanti risorse, è altrettanto vero che la pubblica amministrazione deve dimostrarsi all’altezza nel progettare, realizzare e rendicontare con trasparenza. In questo, tempi rapidi, attenzione al territorio, dialogo con gli stakeholder e gli investitori, trasparenza e governance chiara, sono fondamentali”.

I fattori Esg sono nel Dna di un’azienda come Gruppo Cap. Lo dimostrano proprio i dati emersi dal Bilancio di Sostenibilità del 2019. Secondo la Dichiarazione di carattere non Finanziario (Dnf) 2019, la monoutility lombarda ha realizzato 107 milioni di euro di investimenti in infrastrutture, 12 milioni in più rispetto al 2018 e un valore economico di oltre 277 milioni di euro distribuito agli stakeholder, un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Risultati raggiunti grazie alla strada tracciata dal Piano di Sostenibilità redatto nel 2019 che guida l’azienda nell’affrontare le sfide sociali, economiche e ambientali che si presenteranno nei prossimi anni.

“Fare impresa non è pensabile senza una strategia integrale che tenga insieme tutti i fattori produttivi tra cui quelli Esg – continua Russo – Non possiamo considerare i fattori Esg come driver aggiuntivi a quelli tradizionali. Si tratta di cambiare punto di vista, adottando un approccio olistico. Il piano di sostenibilità è proprio questo: una strategia industriale che parte dall’analisi dei punti di forza e debolezza e dall’individuazione dei rischi e delle opportunità dell’azienda, e identifica le principali sfide di industria sostenibile a partire dai principali trend sociali, economici e ambientali in un orizzonte di lungo periodo”.

Investimenti green in tecnologie e impianti, stakeholder engagement, finanza sostenibile. Sono stati questi, tra gli altri, i punti di discussione, anche alla luce dell’emergenza sanitaria e della conseguente crisi economica, di un Talk digitale organizzato oggi da Gruppo Cap.

Per noi – ricorda il direttore generale dell’azienda Michele Falcone – la sostenibilità è sempre stata: guardare a lungo ma con gli occhi ben piantati per terra. Questo ci permette di guardare al nostro territorio per capire anche quali sono le necessità. Gli investimenti di Cap sono fortemente orientati alla gestione della risorsa idrica che è in ogni dove: parliamo di acqua e ci colleghiamo all’energia, ai cambiamenti climatici, ai fanghi, ai rifiuti, ai trasporti… Questo ci ha premesso di impostare una politica di sostenibilità già molto interconnessa e molto legata agli obiettivi del Green Deal Ue. L’azienda era già pronta ad accoglierli e a farli propri”.

“Noi investiremo moltissimo su un elemento che ha rilievi energetici molto forti che sono le perdite idriche. Investiamo sui fanghi, sul garantire e mantenere una qualità della risorsa idrica in classe A, investiamo tantissimo sui cambiamenti climatici, dunque su tutte quelle infrastrutture verdi, quel modo nuovo di intendere la risorsa idrica che ci permetterà di adattarci ai cambiamenti climatici, e stiamo parlando di quasi il 40% dei nostri investimenti”, aggiunge.

E’ necessaria – rimarca Rossella Sobrero, presidente Ferpi – una metamorfosi, un cambiamento profondo che va a incidere nel modo stesso di fare impresa. In questo scenario, mi sembra che le imprese stiano lavorando con grande velocità per fare della sostenibilità un driver strategico e chi lo sta facendo vede crescere la propria reputazione. Il fatto che oggi le imprese sono ‘case di vetro’ è abbastanza vero rispetto a qualche anno fa: la tecnologia ci permette di ricevere un mucchio di dati, di poterli analizzare con più facilità e capire quali sono le imprese che si muovono in un certo modo o quali sono ancora ancorate a paradigmi e tradizioni superati rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030″.

E’ importante per un’azienda, per essere trasparente e sostenibile, dare conto del suo business centrale, degli aspetti più importanti della sua attività. Oggi gli investitori sono più disponibili a investire nelle aziende che hanno capacità di dialogo e confronto, che hanno condiviso la strategia con gli stakeholder anche con quelli critici”, conclude.

“Oggi si parla molto di finanza sostenibile – premette Maria Luisa Parmigiani, direttrice sostenibilità Unipol e presidente di Csr Manager Network – ma è importante fare una distinzione tra la finanza sostenibile che adotta indicatori Esg per ridurre l’assunzione di rischio, ambientale sociale e di governance, nel portafoglio dell’investitore e la finanza tematica che è il gradino prima della famosa finanza di impatto e che investe in progetti virtuosi o in imprese, spesso in logica di private equity, che operano in filiere in trasformazione verso gli obiettivi dell’Agenda 2030 o in veri e propri settori connessi al raggiungimento di tali obiettivi come la salute, l’economia circolare, le energie alternative e, come nel caso di Cap, la tutela e l’accesso all’acqua potabile”.

“Questo tipo di finanza è una finanza che si sviluppa dentro le strutture finanziarie delle aziende, come nel nostro caso, ed è interessata a identificare nella maggior parte dei casi investimenti in real asset dove si possa sviluppare e supportare quel processo di cambiamento del modello di sviluppo necessario al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030”, conclude sottolineando che “c’è sempre più la necessità con questo tipo di finanza di un continuo engagement come stakeholder, anche noi investitori con le imprese investite, per capirne metodologie, strumenti e proiezioni future”.


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