Scuola, ironia social sulle “rime buccali”: cosa sono 

Pubblicato da in data 26 Giugno 2020

Scuola, ironia social sulle rime buccali: cosa sono

Foto AFP

Pubblicato il: 27/06/2020 17:16

Il distanziamento alla riapertura della scuola? Un metro “fra le rime buccali degli alunni”. L’indicazione, contenuta nelle linee guida per il rientro in classe a settembre, non è passata inosservata sui social. In tanti si domandano cosa si intenda per “rime buccali”, una definizione che come si legge nel documento è stata riportata letteralmente dal verbale della riunione del Comitato tecnico scientifico. Un punto, si legge, che viene considerato “di primaria importanza nelle azioni di prevenzione”.

Il significato di queste due parole poco in uso nel vocabolario comune è ricavabile dalla definizione di bocca. Sulla Treccani viene spiegato che quest’ultima “comunica col mondo esterno mediante la rima buccale (rima oris), apertura delimitata dalle labbra (labia oris; v.), a forma di fessura trasversale tra le due guance (buccae)”. In altre parole, la distanza di un metro deve essere assicurata non tra un banco e l’altro bensì tra la bocca di un alunno e quella di un altro alunno. In ogni caso, il termine usato nelle linee guida ha scatenato l’ironia del popolo del web. “Il mattino ha l’oro nella rima buccale. Il riso abbonda sulla rima buccale degli stolti. Le Rime Buccali di Bonifacio…Continuate voi, io inizio a preparare la fuga”, “La scuola è un apostrofo scarlatto tra le rime buccali”, “Silenzio! Chiudete le rime buccali” disse la maestra. Italia, anno scolastico 2020-21″, sono alcuni dei commenti che si leggono su twitter.

Sul punto è intervenuto anche Carlo Cottarelli: “Le linee guida ministeriali per il ritorno in classe indicano la necessità di un distanziamento fisico ‘inteso come 1 metro fra le #rimebuccali’ degli alunni. Vuol dire le bocche.”, scrive sempre su twitter il direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani. “Se parliamo così, siamo certo un paese con un grande passato. È il futuro che mi preoccupa…”, conclude Cottarelli.


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