Rai, da Iv a Fdi: ‘Stop esternalizzazioni’ 

Pubblicato da in data 27 Giugno 2020

Rai, da Iv a Fdi: 'Stop esternalizzazioni'

Pubblicato il: 28/06/2020 18:25

Stop alle esternalizzazioni dei programmi e valorizzazione delle risorse interne con “Raiplay Plus che deve diventare l’antagonista di Netflix”. Nonostante la diversità di posizioni, da Italia Viva a Fratelli d’Italia, in vigilanza le forze politiche ribadiscono la necessità che la Rai favorisca e sostenga le produzioni interne, tema già ampiamente sollecitato dal presidente della Commissione Alberto Barachini e accolto dall’ad Fabrizio Salini che nell’ultimo cda ha chiesto a chiare lettere ai direttori di rete di usare al massimo le risorse interne.

“Con tutti gli interni, le nuove assunzioni, i concorsi è gravissimo il fatto che la Rai abbia prodotto e stia per mandare in onda la nuova versione dello storico programma di informazione medica Check Up totalmente realizzato in esterno. Se questo progetto va male chi paga? Questa di affidarsi a società esterne è una cattiva pratica che va avanti in Rai da troppo tempo”, attacca Michele Anzaldi (Iv), che giudica poi “un fatto gravissimo” l’incontro tra l’amministratore delegato di Viale Mazzini e il premier Giuseppe Conte, visto che, spiega, “il Governo in alcun modo dovrebbe avvicinarsi al nostro servizio pubblico”.

“Il Cda Rai ha rivendicato l’assolutà volontà di realizzare produzioni interne. Per questo auspico che non ci siano più programmi confezionati affidandosi all’esterno”, interviene Federico Mollicone (Fdi), che sottolinea: “Difendiamo sempre la Rai come servizio pubblico. Rispetto poi ai tempi disastrosi di Dall’Orto e Renzi ora siamo messi bene. E stiamo lavorando affinché Raiplay Plus diventi l’antagonista di Netflix per nazionalizzare ancora di più il nostro prodotto”.

“La realtà – sottolinea la senatrice Loredana De Petris (Leu) – è che in Rai c’è necessità di una rivoluzione e noi abbiamo già presentato la riforma di legge. Bisogna mettere mano seriamente alla governance di Viale Mazzini” perché “in Rai ci sono problemi seri di pluralismo – prosegue – problemi strutturali. Modalità sbagliate. Un tema soprattutto parlamentare che sarebbe il caso di cominciare a discutere seriamente”.


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