Blitz contro ‘ndrangheta, il boss usava la moglie come ‘postina’ 

Blitz contro 'ndrangheta, il boss usava la moglie come 'postina'

(Fotogramma)

Pubblicato il: 09/07/2020 10:01

‘Pedigree’ è il nome che gli investigatori della Polizia di Stato hanno dato all’operazione nel corso della quale, dalle prime ore di questa mattina, sono stati eseguiti arresti e perquisizioni nei confronti di capi e gregari delle storiche cosche reggine Serraino e Libri.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile – sotto le direttive dei magistrati della D.D.A. di Reggio Calabria – hanno portato alla luce le dinamiche criminali delle consorterie della ‘Ndrangheta operanti, attraverso le loro articolazioni territoriali, nel quartiere di San Sperato e nella frazione Gallina, nonché nel comune di Cardeto (Rc) e in Gambarie d’Aspromonte, principalmente nel settore delle estorsioni in danno di imprenditori e commercianti anche attraverso l’imposizione di beni e servizi, nonché nell’impiego dei proventi delle attività delittuose in esercizi commerciali attivi nel campo della ristorazione (bar) e della vendita di frutta, intestandoli a sodali o a compiacenti prestanomi allo scopo di eludere il sequestro con l’applicazione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Maurizio Cortese è stato capace di gestire dal carcere gli affari illeciti della cosca attraverso i colloqui con la moglie Stefania Pitasi e le comunicazioni epistolari con altri affiliati, ma soprattutto utilizzando telefoni cellulari introdotti abusivamente all’interno delle celle. E’ quanto emerge dall’operazione “Pedigree” della Dda di Reggio Calabria che stamattina ha portato all’esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di elementi delle cosche Serraino e Libri.

Pur essendo detenuto, infatti, Cortese, che negli anni ha scalato il vertice della cosca Serraino, riusciva a impartire direttive per eseguire estorsioni, ordinare danneggiamenti di esercizi commerciali, imporre la fornitura di beni e pianificare intestazioni fittizie di attività commerciali. E ci riusciva grazie a un cellulare introdotto abusivamente nel carcere che la polizia penitenziaria ha rinvenuto il 9 aprile del 2019. E’ attraverso quel mezzo, dunque, che Cortese comunicava con la moglie, che si prestava a svolgere il ruolo di “postina” delle disposizioni del marito consegnate agli altri sodali anche attraverso l’uso di un linguaggio criptico ma chiaramente attinente alle attività delittuose della cosca.