Recovery, è battaglia al vertice Ue 

Pubblicato da in data 17 Luglio 2020

Recovery, è battaglia al vertice Ue

(Foto Afp)

Pubblicato il: 18/07/2020 07:11

Tra i capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti per cercare un accordo sul Recovery Plan e sull’Mff 2021-27 “in molti interventi il clima è quello della consapevolezza che dobbiamo assolutamente raggiungere un risultato. Purtroppo è fumata nera, ma c’è ancora da lavorare domani (oggi, ndr)”. Si è espresso così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rientrando in hotel nella notte, al termine della prima giornata di lavori del Consiglio Europeo, a Bruxelles.

Per Conte, “la Germania ha avuto un grande ruolo. Nel dibattito interno tedesco c’era molta contrarietà” a uno strumento fondato sul debito come il Recovery Plan. “La leadership di Angela Merkel – ricorda – ha avuto un grande ruolo per orientare il suo Paese verso questa soluzione. E Germania e Francia hanno proposto per primi, ufficialmente, i 500 mld di sussidi. La Germania sta giocando un ruolo importante, ma adesso abbiamo ancora dei dettagli sui quali metterci d’accordo”, sottolinea.

Insomma “c’è ancora da lavorare” per arrivare ad un accordo sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan, perché tra i capi di Stato e di governo dell’Ue “le divergenze ancora ci sono“, afferma ancora Conte aggiungendo: “Stiamo parlando del Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni e di uno strumento innovativo come Next Generation Eu. Ci sono tanti aspetti tecnici da approfondire e delle divergenze che obiettivamente non siamo ancora riusciti a superare”, dice.

La proposta di attivare una sorta di ‘freno d’emergenza’ per l’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza nel caso di mancanza di consenso tra i Paesi “non” va bene all”Italia. “Io stesso ho rappresentato, nonostante la generosità dell’impegno e dello sforzo” del presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, “che è una proposta che non riteniamo spendibile”, fa sapere ancora il premier facendo sapere di aver “avanzato una proposta italiana alternativa, ma abbiamo ancora bisogno di lavorare”.

Il cosiddetto freno di emergenza “riguarda la governance per la fase attuativa dei piani, ma ci sono anche altri aspetti dei quali stiamo discutendo. Non si tratta di porre il veto. L’Italia è molto ambiziosa, non solo per difendere i propri interessi, che è senz’altro vero, ma anche perché difende una proposta della Commissione”.

“Stiamo difendendo – sottolinea Conte – le prerogative della Commissione: siamo anche disponibili ad entrare nella logica della revisione di qualche dettaglio, ma non ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l’equilibrio tra le istituzioni europee, che per noi è una linea rossa, ma anche l’ambizione, per quanto l’ammontare dell’intervento con il Recovery e anche il bilanciamento interno tra sussidi e prestiti. Dobbiamo essere chiari: serve un programma che favorisca la ripresa europea. Deve avere caratteristiche di adeguatezza, proporzionalità ed effettività. Se manca uno di questi aspetti, vuol dire che non è ben strutturato né funzionale. Il programma deve essere effettivamente perseguibile: se frapponiamo ostacoli operativi lo rendiamo inefficace – ribadisce – e non serve a nessuno”.

Nulla è incrollabile, nella vita“, dice poi a proposito delle resistenze e dei ‘veti’ dell’Olanda nella trattativa sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Plan. “Vediamo domani….”. La proposta italiana sulla governance dei piani nazionali di ripresa e di resilienza, dice ancora il premier, “era per elaborare un coinvolgimento anche del Consiglio, ma rispettoso delle prerogative della Commissione Europea, cui in base alle previsioni comunitarie, spetta la prerogativa dell’attuazione del bilancio”.

“Su questo – continua – non si può transigere: è una funzione che i trattati riconoscono alla Commissione. La nostra proposta consentiva comunque al Consiglio di formulare delle osservazione critiche per sollecitare, da parte della Commissione, una maggiore attenzione”. Non l’approvazione all’unanimità in Consiglio, come chiedono gli olandesi? “Non esiste”, taglia corto il premier.


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