G8, libro Diaz: “Funzionario Fournier salvò donna aggredita ma venne condannato” 

Pubblicato da in data 18 Luglio 2020

G8, libro Diaz: Funzionario Fournier salvò donna aggredita ma venne condannato

(Fotogramma)

Pubblicato il: 19/07/2020 12:15

Il gruppo dei poliziotti del VII Nucleo, stanco dopo 48 ore di guerriglia, “deve eseguire l’ordine e deve fare irruzione al Diaz – dice Schena nel libro ‘G8, processo al processo (Sping edizioni) ‘ sull’incursione dentro la Diaz – ma arriva con un certo ritardo, di almeno 5 minuti, perché gli viene detto di seguire una strada diversa con una manovra a tenaglia, poi rivelatasi inutile. Quando arriva davanti alla Diaz, il giornalista inglese Mark William Covell, come ampiamente documentato durante i tre gradi di processo, era già a terra con gravissime lesioni”. Nonostante ciò sia stato provato in sede di processo, Fournier e Canterini (altro comandante VII Nucleo) furono condannati al grosso del risarcimento pari a 350 mila euro poi ridotti a 100 “proprio perchè gli si riconobbe, questo è il bello, che gli autori del pestaggio (altri poliziotti di altri reparti, ndr) non era stato possibile identificarli”. Secondo quanto scrive il giornalista, che si rifà ad atti processuali, “quando entra Fournier non vede un solo oggetto volare, non vede aggressori. Sale correndo al primo piano e trova gente massacrata di botte stesa a terra”. Durante il processo il comandante parlerà di quello che vide e la definì una ‘macelleria messicana’. Schena, riportando le parole del comandante scrive “sangue ovunque e pezzi di cervello in giro”.

Ma non è tutto. Sempre secondo l’autore, “il caso più grave nella scuola è quello di una donna ferita ed è proprio Fournier a soccorrerla. E’ lui a chiamare le ambulanze con la massima urgenza, è sempre lui a dare l’ordine secco di riporre il baton (bastone in dotazione durante le perquisizioni che Fournier non voleva utilizzare ndr). Il comandante continua a dedicarsi al caso della donna tramortita e sanguinante. A questo riguardo ci sono anche 14 testimonianze, tra cui quella della ragazza stessa, che confermano che se ne occupò fino all’arrivo dell’ambulanza. Ma non se ne tenne conto”. In sostanza, conclude, i comandanti del reparto più preparato in Italia per fronteggiare situazioni di emergenza senza creare caos, evitando esposizioni mediatiche, erano stati accantonati, come gli ultimi competenti e finivano col diventare capri espiatori”.


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