“No a nostre canzoni nei raduni elettorali”, star Usa sul piede di guerra 

Pubblicato da in data 28 Luglio 2020

No a nostre canzoni nei raduni elettorali, star Usa sul piede di guerra

Ronnie Wood dei Rolling Stones (Immagine di repertorio, Fotogramma)

Pubblicato il: 29/07/2020 11:39

Mick Jagger, Lorde, Sia, Blondie e tante altre star della musica statunitensi vogliono che i politici chiedano il permesso prima di suonare le loro canzoni a convegni e raduni elettorali. Con la campagna per le presidenziali Usa di fatto già cominciata, oltre 50 artisti riuniti sotto la sigla Artist Rights Coalition (Ara) hanno firmato una lettera aperta, rivolta ai comitati elettorali repubblicani e democratici, al Congresso e al Senato, dove chiedono nuove regole sul’utilizzo della loro musica. Gli artisti chiedono di stabilire “regole chiare” introducendo l’obbligo dell’ottenimento del consenso di cantautori e artisti come condizione per l’utilizzo di musica in campagne politiche.

La musica di ‘accompagnamento elettorale’ è già stata un tema acceso nelle elezioni del 2016 e torna ad esserlo per quelle del 2020. Artisti come Rihanna, Adele, i Rolling Stones e gli eredi di Prince hanno già chiesto al presidente Trump di smettere di usare la loro musica durante i suoi raduni, anche facendo partire qualche diffida legale.

Tecnicamente, le leggi sul copyright degli Stati Uniti danno carta bianca ai politici sull’uso della musica, nel senso che, come nel nostro Paese, l’importante è che si paghino i diritti (nel nostro caso alla Siae, negli Usa attraverso una licenza di riproduzione pubblica rilasciata dalle associazioni degli artisti come Ascap o Bmi). Tuttavia, c’è un margine di manovra per un artista che intenda lamentarsi del danno all’immagine e alla reputazione provocato dall’uso ripetuto di una canzone senza sua esplicita autorizzazione. E la lettera aperta rivolta ai politici, affronta proprio questo punto: “Essere trascinati involontariamente in politica in questo modo – si legge nel terzo paragrafo – può compromettere i valori a cui un artista è legato, deludendo e alienandogli dei fan, con un grande costo morale ed economico”.

“Come artisti, attivisti e cittadini, vi chiediamo di impegnarvi affinché tutti i candidati che sostenete cerchino il consenso degli artisti e dei cantautori prima di usare la loro musica in campagne e contesti politici”, affermano gli artisti nella lettera, chiedendo che i partiti politici rispondano entro il 10 agosto. Tra le star che sostengono la campagna ci sono Sheryl Crow, Cyndi Lauper, i Rem, Alanis Morrisette, T Bone Burnett, Aerosmith e gli eredi del frontman dei Nirvana Kurt Cobain.


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