Scarpinato: “Politica vuole mettere museruola a magistratura” 

Pubblicato da in data 28 Luglio 2020

Scarpinato: Politica vuole mettere museruola a magistratura

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 29/07/2020 11:15

“In una corporazione di 9mila persone, quanti sono i magistrati in Italia, ci possono essere anche quelli che non hanno questa statura etica, ma certamente bisogna evitare che un mondo politico che da tempo ha interessi a mettere la museruola alla magistratura, così come era ai tempi di Rocco Chinnici, possa cavalcare la tigre di questo momento per raggiungere un obiettivo che è quello di subordinare la magistratura italiana al potere esecutivo. Ecco, bisogna essere lucidi e capire che cosa bisogna salvare e cosa bisogna cambiare”. Così il Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, parlando del difficile momento che sta vivendo la magistratura, soprattutto dopo il caso Palamara.

Alla domanda dell’Adnkronos se questo difficile periodo della magistratura possa far perdere fiducia ai cittadini, Scarpinato ha replicato: “Penso che bisogna stare attenti e bisogna evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca. Il bambino sono magistrati come Chinnici, Falcone, Borsellino e tanti altri che hanno dato a questo paese un contributo importantissimo non solo di giustizia ma per salvare la democrazia”.

“Il vero cambiamento solo avverrà dall’interno della magistratura o non avverrà“, ha poi sottolineato Scarpinato a margine della commemorazione del giudice Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia il 29 luglio 1983.. E alla domanda dell’Adnkronos se il Governo sta facendo bene sul fronte della giustizia, il magistrato che replicato: “Certamente il punto di partenza è la sfida ineludibile e una capacità di autoriforma della magistratura. In ogni caso dobbiamo verificare quali sono i progetti di legge”.

“Credo che bisognerebbe rileggere la sentenza della Corte d’Assise di Caltanissetta che ha condannato gli assassini di Rocco Chinnici perché lì è stata raccontata, purtroppo, una storia ancora poco conosciuta ed è la storia di un magistrato che non è stato ucciso soltanto dai soliti Riina o Brusca ma è stato ucciso dai colletti bianchi”, ha poi detto alla cerimonia di commemorazione. “La morte di Chinnici arrivò quando decise di alzare il livello dell’indagine oltre la mafia militare e si rese conto che i cugini Salvo erano l’anello di congiunzione fra la mafia militare ed il mondo economico e politico – dice – Dal quel momento, come descritto dalla sentenza, ci sono tutta una serie di tentativi di avvicinarlo. Attraverso amici di famiglia, attraverso vertici della polizia, attraverso vertici del palazzo di giustizia”.

E ancora: “Chinnici dice a Falcone che poi lo riferirà al Consiglio superiore della magistratura che pensa che dentro il palazzo di giustizia c’è qualcuno che vuole la sua morte e per questo comincia a scrivere il suo diario segreto. Ecco, un omicidio maturato nel mondo dei colletti bianchi, commissionato dal mondo dei colletti bianchi, un omicidio di famiglia della borghesia mafiosa che ha governato questo paese”.

“Non possiamo. nelle commemorazioni pubbliche, continuare a raccontarci una storia di brutti, sporchi e cattivi e di un mondo di persone oneste – aggiunge ancora il magistrato – C’è stato un mondo grigio che è stato protagonista non soltanto di Chinnici ma anche dello smantellamento del pool antimafia, dell’isolamento dei magistrati antimafia e che ancora oggi continua ad avere un peso in questa società”.


Opinioni dei lettori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato sul nostro sito.* campo obbligatorio.



Traccia corrente

Titolo

Artista

Background