Strage Corinado, il papà di Mattia: “Trovai mio figlio sotto a un lenzuolo” 

Pubblicato da in data 29 Luglio 2020

Strage Corinado, il papà di Mattia: Trovai mio figlio sotto a un lenzuolo

Pubblicato il: 30/07/2020 13:25

di Silvia Mancinelli

“Il dolore che ci hanno provocato è stato indescrivibile, disumano. I nostri figli non ce li ridarà nessuno. Cosa mi aspetto? Non è che debba essere, questa, una condanna esemplare perché è Corinaldo, quello che hanno commesso è grave, è inammissibile, i locali devono essere in sicurezza”. Così Giuseppe Orlandi, papà di Mattia, morto a 15 anni nella strage di Corinaldo. “Abbiamo perso i figli, una giovane mamma, ci è stata rovinata la vita per colpa di altri – continua, all’uscita dell’aula 1 del Tribunale di Ancona – Quella notte mi hanno chiamato alle 2.30, mi hanno detto che dovevo correre a Corinaldo perché era successa una cosa grave. Ho pensato ci fosse stata una rissa, che magari fosse stato coinvolto, che si fosse rotto un braccio, una gamba. Sono arrivato giù e mi sono trovato mio figlio sotto a un lenzuolo bianco. Ci dovranno dire ora per quale motivo”.

E continua: “Grazie alle forze dell’ordine, alla Procura, perché hanno subito individuato la bomboletta spruzzata e grazie alle intercettazioni telefoniche sono arrivati ad arrestare tutti i componenti della banda”. Davanti ai sei imputati, dice il papà del 15enne, “ho provato rabbia, ma più che altro incredulità: come si possono pensare espedienti simili per rubare catenine ed effetti personali a persone che poi per la maggior parte erano minorenni? Non si può speculare sulla vita degli altri, è una cosa assurda”.

“Fermo restando che c’è sempre l’altro filone che deve cominciare ed è importantissimo – aggiunge Giuseppe Orlandi – Un locale che era un deposito agricolo e che il 10 ottobre 2017 è stato fatto riaprire senza i requisiti per la sicurezza. Mi auguro che l’ufficio tecnico del comune di Corinaldo si sia accorto del locale, deposito agricolo, autorizzato a riaprire trasformandosi in discoteca senza i requisiti”.


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