Caos Procure, Palamara: “Trojan strumento con cui si fanno indagini importanti” 

Pubblicato da in data 1 Agosto 2020

Caos Procure, Palamara: Trojan strumento con cui si fanno indagini importanti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 02/08/2020 23:30

“Il trojan è uno strumento grazie al quale si fanno importanti indagini di mafia e terrorismo e la nostra sfida è estenderlo alla corruzione”. Così il magistrato Luca Palamara nel corso dell’intervista con il direttore del giornale online Giulio Gambino durante la terza serata del TpiFest! “Nel mio caso si è trattato di un messaggio – spesso arrivano allegati e mail – che può infettare lo strumento informatico. Come tutti gli strumenti innovativi ha aspetti problematici e sicuramente necessita di attività di ulteriore sviluppo e di comprensione del fenomeno. Ci sono problematiche di funzionamento che sono funzioni tecniche. Non tutto quello che ho fatto à stato registrato. Con i miei difensori stiamo cercando di comprenderlo, ma ovviamente non posso parlarne”.

“Spesso viene invocato il cosiddetto processo alla Palamara, ma per quanto riguarda la mia storia professionale se per processo Palamara viene inteso un processo giusto, indipendente, imparziale in quella definizione mi ritrovo”. “Per le chat sul mio telefono, dico che contengono affermazioni improprie e già più volte da quelle affermazioni io per primo ho preso di stanze, ma tengo a dire che quando si scrive sulle chat spesso lo si fa in via confidenziale, in forma stringata, in forma sintetica, e soprattutto quando si fa lo si fa nella convinzione del caposaldo della libertà e segretezza delle nostre comunicazioni – ha aggiunge Palamara – Prendo distanze da quelle che contengono contenuti impropri su svolgimento dell’attività politica. Quando i rapporti con uomini politica e istituzioni mio ruolo non è il ruolo di un magistrato che esercita giurisdizione, ho esercitato carica rappresentativa che come tale mi imponeva di interfacciarmi con il mondo della politica e delle istituzioni. Ho frequentato uomini politici di entrambi gli schieramenti, determinati giudizi sono frutto di situazioni contingenti che come tali devono essere contestualizzati. Il mio nome, Palamara, può essere fatto solo per definire processo giusto e imparziale”.

Se tornassi indietro non rifarei le stesse cose, eviterei questo meccanismo di relazioni e sarei molto più netto su reiterate e numerose richieste di raccomandazione che hanno caratterizzato la mia persona in quegli anni, mi sono pentito”.

“Ci sono più Palamara. E sono i nomi di coloro che negli anni hanno ricevuto incarichi politici associativi. E’ accaduto a me perché si è innestato su una determinata vicenda e perché in quel momento ero uno degli esponenti che si relazionava con altri gruppi. E’ stato preso il mio telefono, se fossero state ascoltate le conversazioni di miei omologhi si potrebbe avere visione più globale di quello che è realmente accaduto: dovrebbero essere ascoltati per una visione meno parziale, perché esiste un altro pezzo”. “Ci sono più Palamara per ogni corrente. E sono coloro che negli anni hanno ricevuto incarichi politici associativi”, ha continuato il magistrato, che, parlando della nomina del procuratore di Roma, ha ricordato che “è stata oggetto di un forte dibattito interno sia all’ufficio della procura che nell’ambito di gruppi associativi”.

“La magistratura è in evoluzione, bisogna essere realisti, la magistratura è composta da 9mila persone che nei fatti sono una comunità. E’ indubbio che la sinistra ha una forte capacità di orientamento della magistratura. A volte ti viene da pensare che la stampa non sia libera, è importante l’indipendenza della stampa così come quella della magistratura. Ho grande fiducia che la generazione dei giovani possa dare al Paese una stampa libera”.


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