Il nunzio a Beirut: “Servono aiuti internazionali e giustizia”  

Pubblicato da in data 5 Agosto 2020

Il nunzio a Beirut: Servono aiuti internazionali e giustizia

(Afp)

Pubblicato il: 06/08/2020 15:09

“I danni sono terribili, è tremendo”. A parlare così con l’Adnkronos è il nunzio in Libano, l’arcivescovo Joseph Spiteri. Nel Paese dei cedri si è mobilitata immediatamente la solidarietà, anche della Chiesa, “ma non basta”. Di fronte “all’emergenza umanitaria” serve l’aiuto internazionale, soprattutto medico, sottolinea il prelato. Ma c’è anche, aggiunge, una esigenza di verità e giustizia per quanto è successo.

“I danni sono terribili, è stato tremendo, tantissime sono le case distrutte, diverse scuole, chiese, ospedali sono inagibili”, racconta monsignor Spiteri. Ora “serve in particolare aiuto medico, ovviamente c’è anche il problema del Covid, non sappiamo quali saranno gli effetti dopo questa tragedia, se ci sarà un aumento dei casi, con tanti feriti che hanno intasato le strutture mediche. E ovviamente servono tende per gli sfollati”, continua il nunzio. Poi bisognerà pensare ai viveri, “perché i depositi del porto sono andati in fumo, il porto è stato distrutto”.

“Devo dire che ho visto già ieri tanta solidarietà, i giovani come gli scout o altri gruppi spontanei si sono impegnati a pulire le strade, le chiese e le scuole, la Caritas Libano ha attivato dei centri di distribuzione di pasti caldi – racconta l’arcivescovo – posso assicurare che già da ieri mattina diverse congregazioni e ordini religiosi hanno aperto le porte agli sfollati, è stata una reazione quasi immediata. Ma ovviamente non bastano i conventi. Tutti si stanno dando da fare per aiutare, le parrocchie già distribuivano pasti alle famiglie in difficoltà per la crisi economica, ora queste iniziative si stanno moltiplicando”.

“C’è solidarietà, ma non basta, la tragedia è enorme”, ripete più volte il nunzio, spiegando che il Paese ha assolutamente bisogno di un piano di aiuti della comunità internazionale, come ha già detto Papa Francesco.

“Grazie a Dio, la nunziatura non ha subito danni, siamo fuori città”, dice l’arcivescovo. Il prelato non vuole fare commenti sulle cause del disastro – “non sono un esperto di esplosivi”, risponde – ma racconta che la deflagrazione si è sentita fortissima, “come se fosse accanto”, malgrado la nunziatura sia a 20 chilometri di distanza. “I libanesi chiedono giustizia, certamente la voglia di arrivare alla verità è chiara e anche di avere una giustizia effettiva”, conclude.


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