Un anno fa l’omicidio Diabolik, la sorella: “Fango contro di lui” 

Pubblicato da in data 5 Agosto 2020

Un anno fa l'omicidio Diabolik, la sorella: Fango contro di lui

Pubblicato il: 06/08/2020 15:23

di Giorgia Sodaro

“Mai come nel caso di mio fratello è stato utilizzato così tante volte l’aggettivo ‘grande’. Si è scritto e detto che era un grande criminale, un grande boss mafioso, un grande fascista, un grande violento… Premesso che non ha mai avuto una condanna per associazione mafiosa, ci tengo a usare lo stesso aggettivo per continuare a parafrasare questa cornice di ‘grandiosità diabolica’ con cui lo hanno dipinto: per me Fabrizio era soprattutto un grande fratello, un uomo con una grande intelligenza e grandi potenzialità, anche se purtroppo mal riposte. Era un figlio e padre affettuoso. Certo, era una personalità complessa, un uomo con un grande narcisismo e grandi ambivalenze, ma anche con una grande generosità”. Lo sottolinea, in un’intervista esclusiva all’Adnkronos, Angela Piscitelli, sorella di Fabrizio Piscitelli, il capo ultras noto come Diabolik, leader degli Irriducibili della Lazio, ucciso il 7 agosto di un anno fa a Roma nel parco degli Acquedotti.

E aggiunge: “Io sono la sorella di Fabrizio e non di Diabolik, ho perso mio fratello e non un ‘mito’ o una leggenda che qualcuno costruisce e alimenta giorno per giorno. Credo inoltre fermamente che non tutti i devianti o i criminali sono uguali perché diverse sono le storie di vita e le origini familiari di ognuno. E comunque in un ‘deviante’ ci può essere altro, quindi anche qualcosa di buono e in quello stesso individuo possono coabitare luce e ombra, il bene e il male. D’altra parte, in uno Stato di diritto, com’è il nostro, si perseguono i comportamenti e non la persona… La compresenza di aspetti negativi e buoni sentimenti nella vita di mio fratello facevano la sua completezza, e nessuno come noi della sua famiglia d’origine può saperlo meglio”.

Fabrizio, racconta ancora Angela Piscitelli, era ”un padre affettivamente molto presente, un figlio che ha riservato ai genitori dolori ma che ha anche cercato di compensarli con un affetto e un’attenzione che non è da tutti, un fratello che al di là delle scelte assai diverse dalle mie è stato e resta per me un grande dono della vita”.

Un anno fa Fabrizio Piscitelli veniva ucciso al parco degli Acquedotti di Roma e la sorella racconta come “quest’anno sia trascorso nel tentativo di gestire un dolore immenso, di quelli che nessuno vorrebbe sentire e nell’attesa degli esiti di questa indagine per omicidio. Avevamo aspettative diverse devo dire in merito ai tempi, che speravamo fossero più brevi. Ma, se tale ‘lungaggine’ serve ad assicurare una risposta esemplare dalla giustizia, sapremo pazientare”.

Angela Piscitelli ci tiene a sottolineare che il fratello ha pagato il suo conto con la giustizia. “Non solo ha scontato fino all’ultimo giorno le sue condanne senza avere fruito di alcun beneficio o privilegio, ma, ripeto, non ha mai avuto una condanna né per associazione mafiosa, né per associazione a delinquere o criminale. Qualora gli fosse stata contestata nell’attualità avrebbe comunque dovuto affrontare un processo, i cui esiti non ci è dato conoscere – spiega – Anzi, gli avevano revocato la misura di prevenzione a cui era stato sottoposto poiché non sussistevano i presupposti di legge e neppure la pericolosità. La Cassazione aveva annullato anche la misura patrimoniale al tempo applicata. Correttezza vuole che io precisi anche chi fosse il legale di mio fratello, il Prof. Luca Marafioti e non altri avvocati come erroneamente o strumentalmente è stato scritto”.

Però, dopo l’omicidio, il nome di Fabrizio Piscitelli è comparso in diverse inchieste giudiziarie che sono ancora nella fase delle indagini. “In merito alle attuali inchieste giudiziarie – aggiunge Angela Piscitelli – ci tengo a sottolineare che non vi era nessun profilo di pericolosità accertato e rilevante che risultasse al momento in cui è morto. Peraltro, da tutto ciò che è post mortem lui non potrà difendersi direttamente, ora potrebbe essere ritenuto responsabile di qualunque cosa. Per questo noi saremo guardinghi e ricorreremo legalmente ovunque e contro chiunque volesse abusare del suo nome a proprio vantaggio. Insomma mio fratello sarà un’assenza ingombrante poiché godrà di una forte presenza della famiglia d’origine e di esperti che sapranno tutelarlo, ogni volta che sarà necessario”.

Dopo la sua morte ‘Diabolik’ è stato più volte protagonista di articoli di stampa e la famiglia d’origine ha condotto una vera e propria battaglia, ribattendo a colpi di esposti ad ogni articolo perché ci si attenesse alla verità e il suo nome non diventasse “un contenitore dove poter gettare fatti criminosi”. “La nostra battaglia – sottolinea la sorella Angela – durerà fin quando saranno scritte o riferite menzogne, questa è una certezza. Il rischio che mio fratello possa diventare un contenitore o un serbatoio dove molti potrebbero gettare le proprie miserie, diciamo così, lo vedo elevato, pertanto l’attenzione sarà altissima in tal senso. Chi meglio conosce la vita e le vicende giudiziarie di Fabrizio saprà come affrontare anche il seguito”.

Angela Piscitelli se la prende con “quei giornalisti che mi sembrano solo scribacchini ambiziosi, forse con una regia alle spalle, la cui ignoranza trovo raccapricciante”. “Per attenersi alla verità basta leggere le sentenze, prima di scrivere ‘novelle’ e colorarle con attributi d’effetto – dice – Sono verità che chiunque può accertare, prima di spargere fango a piene mani, come invece è avvenuto senza un minimo di ritegno sin dal primo giorno. Peraltro in alcune occasioni, già diverso tempo dopo la sua morte, è capitato che venisse utilizzata la foto di mio fratello anche per episodi che riguardavano altre persone. Una cosa indegna, e per noi molto dolorosa”, aggiunge.

Qualche articolo di stampa è stato molto critico anche sulle iniziative di beneficenza organizzate dopo la morte di Diabolik dalle figlie: “Non entro nel merito delle iniziative ultime poiché non ne ho conoscenza. Comunque arrivare a immeschinire azioni del genere credo si commenti da solo. Mio fratello da sempre, e quindi ancor prima di essere un ‘grande criminale’, ha aiutato i più deboli, che fossero di destra o di sinistra non importa. Come del resto ha sempre fatto la sua famiglia d’origine. Più semplicemente direi che la sua devianza non escludeva altri comportamenti. Scrivere cose del tipo che Fabrizio indossava un certo tipo di occhiali da sole, i Rayban, a conferma del suo essere fascista mi sembra assurdo, poco serio. E a chi fa dell’ironia sull’ipotetico tentativo di ‘santificare’ o ‘purificare’ l’anima di un diavolo, ricordo, come recita il vangelo, che Gesù Cristo sulla croce assicurò proprio al buon malfattore, il Regno dei Cieli. E chissà che non sia così anche per mio fratello”.

Come famiglia, dice ancora Angela Piscitelli, chiediamo “semplicemente il rispetto, se tale significato lo si conosce. Tenere conto ad esempio che dietro la morte di mio fratello ci possono essere anche due genitori anziani, persone perbene che lottano contro la sofferenza fisica e psichica della perdita di un figlio. Si può fare una corretta informazione, ne sono convinta. Nessuno ha mai negato gli errori di Fabrizio, però non è giusto lasciarsi andare a libere interpretazioni personali che secondo noi spesso risentono di troppe influenze, non in ultimo di inclinazioni politiche lontane da quelle di mio fratello. In questi tempi brutali rimpiangiamo il garbo e la professionalità di un giornalista vero, quale era ad esempio Enzo Biagi, quando chi faceva questo mestiere andava alla ricerca della verità e non certo del sensazionalismo”.

Invece agli inquirenti, sottolinea la sorella di Fabrizio Piscitelli, “chiediamo l’accertamento della verità senza fare sconti a nessuno, come al tempo non furono fatti a mio fratello. Certamente, considerando che questa indagine per omicidio è diretta dalla Direzione distrettuale antimafia, sarebbe impensabile se non si raggiungesse il risultato auspicato e se non si garantisse alla vittima, cioè a mio fratello, una risposta. L’omicidio è il reato più grave, e per come finora è stato incorniciato, direi che sarebbe squalificante e mortificante per gli stessi inquirenti se le indagini non arrivassero a un esito”.

Quanto alla domanda se la famiglia del capo ultras abbia fiducia nel lavoro che stanno svolgendo le forze dell’ordine, Angela Piscitelli chiosa: ‘”Fiducia sì, ma con riserva, visto che ad oggi ignoriamo lo stato delle indagini”.


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