Scuola, Alfieri: “Paritarie I e II fascia ripartono alla grande, poveri per strada”  

Pubblicato da in data 12 Agosto 2020

Scuola, Alfieri: Paritarie I e II fascia ripartono alla grande, poveri per strada

(Fotogramma)

Pubblicato il: 13/08/2020 18:12

di Roberta Lanzara

“Le paritarie di seconda fascia, in cui cioè si paga una retta media di circa 5-6mila euro l’anno per alunno, pur con enormi sacrifici ripartono e alla grande. Perché potendo pronunciare la parola magica che si chiama autonomia, si sono potute organizzare a spron battuto”. Lo dice all’Adnkronos Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche e referente scuola Usmi e Cism che aggiunge: “Al nord, quelle di fascia media hanno registrato un aumento di iscrizioni di circa il 3%. Ma per l’ostinazione del Governo a negare i patti educativi tra scuola statale e paritaria, sono stati lasciati per strada i poveri”.

“Orario scolastico, organico, programmazione dell’attività educativa, equipe sicurezza, servizio mensa, informative alle famiglie nel rispetto della privacy….Le paritarie partiranno alla grande. Ma il dramma è che a settembre il diritto all’istruzione universale che ogni stato deve garantire a tutti i cittadini senza discriminazione – rimarca l’esperta – non sarà accessibile ad 8 milioni di studenti ma solo ai privilegiati: quelli cioè che frequenteranno le paritarie di prima fascia, per ricchi, con rette di circa 8 mila euro annui ad alunno; e quelli che con grandi sacrifici riescono ad accedere alla seconda fascia. Ripartiranno anche bene le statali, ma solo in regioni ricche come Veneto e Lombardia, non dunque nel centro sud”.

“Il Governo ha rifiutato l’aiuto genuino nostro e di tutte le forze politiche da Fdi a Leu, compatte – denuncia – E ciò nonostante non far ripartire la scuola per tutti significhi non far ripartire il Paese. E’ inspiegabile l’ostinazione del Movimento cinque stelle a rifiutare l’accordo. Lucia Azzolina è la ministra più invidiata al mondo. Ha avuto i suggerimenti di tutti, ma li ha rifiutati. A settembre non si incolpino direttori generali regionali, dirigenti statali, docenti, governatori, enti locali. Occorrevano autonomia e patti educativi a tappeto di cui si parlava nelle linee guida. Ma non è stato fatto nulla. La realtà è una – conclude – questo Governo ha scelto di non intitolarsi la vittoria delle vittorie che è il pluralismo educativo”.

“Continuano le indebite ingerenze lobbistiche della paladina delle paritarie, che chiede patto educativo grazie ai quali carpire finanziamenti statali” replica sulla sua pagina Facebook Bianca Laura Granato, membro della Commissione cultura in Senato.

“Le scuole statali non hanno nulla da inviare a quelle paritarie, casomai il contrario. Le paritarie – prosegue – possono iniziare a dimostrare il valore della loro offerta formativa pubblicando gli organici con curriculum dei docenti e bilanci, oltre al Ptof e mantenere pubblicità di tutti gli atti. Anche perché a ben considerare, i genitori paganti avranno piacere a conoscere in che mani mettono i propri figli, che non sono automobili da lasciare in un parcheggio ma futuri cittadini di questa Repubblica, che un domani con il loro voto concorreranno a far crescere o affossare”.

“Mi pare di capire che nelle linee guida sui patti territoriali fosse prevista una collaborazione con le scuole paritarie. Se hanno deciso di non farlo va bene, basta che sappiano dove ricollocare i ragazzi senza classe” commenta all’Adnkronos l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. “Voglio fidarmi dell’amministrazione – prosegue – Sono convinto che Conte, essendosi assunto lui la responsabilità di garantire la riapertura a settembre, sia in grado di agire secondo quelle che sono state le indicazioni che hanno dato pubblicamente”.

“Per il resto, non entro nella questione paritarie. Io avrei dialogato con tutti e creato le migliori condizioni per un confronto costante. E poi la politica avrebbe preso le sue decisioni. Ad oggi – rimarca – voglio solo essere sicuro che tutta la scuola pubblica (dunque sia statale che non statale) sia in grado di riaprire. E che la pandemia non ci lasci la scuola che avevamo. Piuttosto sia opportunità per ricominciare meglio di prima. Mi auguro che la battaglia oggi sia riaprire in qualità non solo in sicurezza”.

“Presto – continua – sapremo se è stato fatto un lavoro profondo. Ma ci saranno tante sfumature di grigio. Molto caos”. Il 14 settembre? “I cancelli apriranno, ma attivamente in classe prima di ottobre i ragazzi non ci saranno”. “Peccato – conclude – che le elezioni si faranno quasi sicuramente nelle scuole. Ad oggi ancora non c’è una valida alternativa. E sarei stupito se in così poco tempo si risolvesse una cosa così complessa”.


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