L’infettivologa: “Virus non indebolito, per molti rischio rianimazione” 

Pubblicato da in data 13 Agosto 2020

L'infettivologa: Virus non indebolito, per molti rischio rianimazione

Afp

Pubblicato il: 14/08/2020 16:55

“Il virus circola e colpisce ancora, i numeri lo dimostrano, ormai lo sappiamo. Se i casi dovessero ulteriormente aumentare, anche se si tratta di giovani, per forza di cose le forme sintomatiche sarebbero più frequenti e il virus, tutt’altro che indebolito, potrebbe portare ancora in rianimazione molte persone”. Lo sottolinea in un post su Facebook Maria Chironna, professoressa associata di Igiene all’Università ‘Aldo Moro’ di Bari e responsabile del laboratorio di Epidemiologia molecolare e sanità pubblica del Policlinico.

“Certo, le forme più gravi si verificano prevalentemente in soggetti più avanti con l’età e con comorbidità – precisa – ma qualcuno dovrebbe recuperare la ‘vista’. Chi affermava con spocchiosa sicumera che le rianimazioni e i reparti Covid19 fossero ormai vuoti dovrebbe rivedere le proprie posizioni. Solo gli stolti non cambiano mai idea, recita più o meno una nota citazione. Si può sempre sbagliare, l’importante è non intestardirsi di fronte all’evidenza. Con questi numeri – continua Chironna – siamo ancora ampiamente in tempo per mettere in campo misure di contenimento perché un nuovo lockdown generalizzato non ce lo possiamo permettere ma lockdown locali, in determinate situazioni, sono previsti, eccome. E ciò anche per consentire a tutta la popolazione di avere accesso alle cure, un sacrosanto diritto che potrebbe non essere garantito se l’epidemia dovesse riprendere in modo incontrollato”.

“Ci sono persone – avverte la docente – che hanno necessità di assistenza indifferibile. Questo diritto deve essere garantito anche ai tempi del Covid19. E non è tollerabile che comportamenti irresponsabili, complici anche una grande confusione informativa e normativa, mettano di nuovo in ginocchio il Servizio sanitario Nazionale, per quanto, sulla carta, potenziato. Serve responsabilità. L’emergenza pandemica ha messo in evidenza, ancora una volta, come regione che vai regola diversa che trovi. E tempo di riflettere e intervenire sul tema delle autonomie regionali. E porre rimedio a queste insensate differenziazioni. In Basilicata così come in Puglia o in Lombardia devono valere le stesse regole”, spiega ancora.

“Siamo ancora in piena emergenza pandemica – avverte – ma qualcuno lo dimentica. Settembre-ottobre saranno un banco di prova importante per il paese e per la nostra regione, per il Servizio sanitario nazionale e per il Servizio sanitario regionale. C’è da gestire l’apertura delle scuole, delle università delle attività produttive. E non vi sono certezze su come andrà”. Insomma la normalità non è tornata “e bisogna navigare a vista, cambiando continuamente rotta, se necessario. Qualcuno si ostina a pensare che nulla sia accaduto e che tutto è sotto controllo. Non è onesto affermare ciò e deve prevalere il criterio di massima prudenza”.

“La pandemia ha fatto emergere contraddizioni di portata mondiale. Bisogna rivedere la scala delle priorità. Non ci sono ricette pronte ma servono indicazioni univoche basate sulle migliori evidenze scientifiche e uniformità delle regioni nell’assunzione di decisioni. Evitare assembramenti vuol dire evitare assembramenti, costi quel che costi, fosse pure la chiusura di alcune attività. Siamo un paese in cui fatta la regola trovata la deroga o l’inganno. Tanto chi controlla? Non è più tollerabile nel tempo in cui viviamo. Rispettare le regole è segno di civiltà. La salute viene prima di tutto. Non c’è ombra di dubbio. E se devono essere protetti dalle conseguenze del coronavirus i più fragili, gli anziani, le persone ammalate – continua nel suo intervento la professoressa Chironna – devono essere imposte regole ai più forti e ai sani. Con coerenza e motivazioni convincenti. Altrimenti è egoismo. E darwinismo sanitario e sociale. Roba da trogloditi e non da società moderne e solidali. E la libertà al tempo del Covid19 ha un prezzo. Che non è affatto insostenibile: mascherine, distanziamento, lavaggio delle mani”, conclude.


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