Crisanti: “Servono 2 o 300 mila tamponi al giorno”  

Pubblicato da in data 21 Agosto 2020

Crisanti: Servono 2 o 300 mila tamponi al giorno

(Fotogramma)

Pubblicato il: 22/08/2020 08:53

“Serve un piano nazionale di sorveglianza per quadruplicare la nostra capacità di effettuare tamponi. Questa attività strategica per il nostro Paese non può essere lasciata in balìa delle diverse impostazioni delle Regioni”. Così in un’intervista al ‘Fatto Quotidiano’ il professor Andrea Crisanti, ex Imperial College, direttore della Microbiologia e virologia dell’Università di Padova. “La sfida è creare sistema di sorveglianza attiva capillare e omogenea su tutto il territorio, che ci permetta di tornare a lavorare, a votare, ad andare a scuola. Per questo – sottolinea – dobbiamo portare la nostra capacità giornaliera di effettuare tamponi dai 70 mila attuali a circa 250-300 mila tamponi al giorno“.

“Abbiamo 30 giorni per far sì che le lezioni riprendano in sicurezza e 60 per evitare che questo inizio di scuola si risolva in un drammatico fallimento. Se vogliamo provare a convivere con questo virus dobbiamo prepararci ad affrontare una situazione in cui coesistono un’alta trasmissione e intensi scambi sociali senza che questo porti al collasso del sistema sanitario. Questo comporta – spiega Crisanti – scelte strategiche che non si possono lasciare alla decisione del singolo, pur bravo, governatore di Regione. Serve un massiccio investimento in attrezzature, in logistica e in personale e una presenza omogenea in tutte le regioni italiane. Ci aspettano appuntamenti cruciali: il rientro a scuola, le elezioni”.

Quanto pagheremo questa “pazza estate”? “L’aumento dei contagi in vacanza è anche dovuto alla frammentazione delle strategie delle Regioni, ogni governatore fa da par suo badando a equilibri e convenienze locali. Ma se una Regione sbaglia, l’errore si ripercuote su tutto il Paese. Sa cosa abbiamo fatto bene? La rimozione graduale delle misure, alla fine del lockdown, che ci ha regalato un mese di vantaggio rispetto agli altri Paesi europei. Le Regioni che hanno riaperto tutto subito sono quelle che ora stanno pagando il prezzo più alto in termini di contagi, come purtroppo sta accadendo al Veneto”.


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