Referendum, Sardine: “Se vince il Sì ci sarà problema democratico” 

Pubblicato da in data 23 Agosto 2020

Referendum, Sardine: Se vince il Sì ci sarà problema democratico

(Fotogramma)

Pubblicato il: 24/08/2020 16:24

“Immaginiamo che un partito prenda il 20% alle elezioni. Immaginiamo che questo partito non riesca comunque ad eleggere nemmeno un rappresentante. Ci sarebbe o no un problema democratico? ‘Sì, ma è fantascienza!”’, commenterebbe qualcuno. Eppure, se passasse il referendum del 20 e 21 Settembre diverrebbe pura (e triste) realtà: anche per questo voteremo NO!”. E’ quanto si legge nella pagina Fb delle Sardine.

“Per i più scettici proviamo a entrare nel merito e capire una questione molto complessa: le soglie implicite. Come funzionano? Con il taglio dei rappresentanti proposto, il numero di senatori diminuirà drasticamente (e fin qui è tutto chiaro). Essendoci meno posti a disposizione, servirà un risultato molto alto per poter far eleggere qualcuno (Soglie implicite, appunto). E questo risultato varierà da regione a regione”.

“In Liguria, per esempio, se passerà la riforma verranno eletti solamente 5 senatori. Di conseguenza, per poter eleggere un senatore bisognerà prendere a livello regionale almeno il 12,5%. In Basilicata, invece, i senatori eletti saranno 3 e qualsiasi partito che prenderà meno del 20% non potrà eleggerne nessuno. Allo stesso modo, proprio perché il Senato è eletto su base regionale, la Sardegna finirebbe ad avere un senatore ogni 328.000 abitanti, mentre il Trentino-Alto Adige uno ogni 171.000”.

“Non trovate, forse, che questo creerebbe dei cittadini di serie A e dei cittadini di serie B e che, come sempre, a pagare sarebbe il sud? Certo che sì”, continuano le Sardine. “Qualcuno potrebbe obiettare: ‘E se cambiassimo, se non eleggessimo senatori su base regionale ma creando delle circoscrizioni?’ Certo, sarebbe possibile ma… ad oggi nella riforma che siamo chiamati a votare, non è prevista una soluzione a questo problema. L’importante è tagliare, poi si vedrà”.

“‘Lo faranno dopo allora’, direbbe il più fiducioso. Certo, si potrebbe, ma sarebbe anch’essa una riforma costituzionale e questo comporterebbe che potrebbe esserci un nuovo referendum per confermare o negare la proposta. Per chi è per il risparmio, piccola nota di colore: ogni referendum ci costa, indovinate un po’, circa 300 milioni di euro. Ovvero, più o meno, lo stesso risparmio che si otterrebbe tagliando sulla rappresentanza”.

“Dunque cosa preferite scegliere: mantenere un Senato che crea cittadini di serie A e serie B (come succederebbe se vincesse il SI), fare a breve una nuova modifica costituzionale con annesso referendum che ci costi più del risparmio che avremmo in una legislatura tagliando la rappresentanza o votare NO? Voi lo chiamate establishment, noi dignità sociale”.


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