Covid, il Papa: “Virus viene da un’economia malata, diseguaglianze che gridano al cielo” 

Pubblicato da in data 25 Agosto 2020

Covid, il Papa: Virus viene da un'economia malata, diseguaglianze che gridano al cielo

(Fotogramma)

Pubblicato il: 26/08/2020 10:54

“Malattia, morte, ingiustizia “non hanno l’ultima parola”. Lo sottolinea il Papa nel corso dell’udienza generale sul tema: ‘Guarire il mondo’. “La pandemia – analizza Francesco – ha messo in rilievo e aggravato i problemi sociali, soprattutto la disuguaglianza. Alcuni possono lavorare da casa, mentre per molti altri questo è impossibile. Certi bambini, nonostante le difficoltà, possono continuare a ricevere un’educazione scolastica, mentre per tantissimi altri questa si è interrotta bruscamente. Alcune nazioni potenti possono emettere moneta per affrontare l’emergenza, mentre per altre questo significherebbe ipotecare il futuro”.

“Questi sintomi di disuguaglianza – denuncia -rivelano una malattia sociale; è un virus che viene da un’economia malata. E il frutto di una crescita economica iniqua, che prescinde dai valori umani fondamentali. Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità statistica. E un’ingiustizia che grida al cielo!”.

Il Papa torna poi a ribadire la sua preoccupazione per come è trattata la nostra ‘casa comune’: “Non abbiamo carta bianca per fare della Terra ciò che si vuole. Questo modello economico – denuncia il Papa – è indifferente ai danni inflitti alla casa comune. Siamo vicini a superare molti dei limiti del nostro meraviglioso pianeta, con conseguenze gravi e irreversibili: dalla perdita di biodiversità e dal cambiamento climatico fino all’aumento del livello dei mari e alla distruzione delle foreste tropicali”. Avverte Bergoglio: “La disuguaglianza sociale e il degrado ambientale vanno di pari passo e hanno la stessa radice: quella del peccato di voler possedere e dominare i fratelli e le sorelle, la natura e lo stesso Dio. Ma questo non è il disegno della creazione. Dio ci ha chiesto di dominare la terra in suo nome , coltivandola e curandola come un giardino, il giardino di tutti. ‘Mentre ‘coltivare’ significa arare o lavorare, ‘custodire’ vuol dire proteggere e preservare’. Ma attenzione a non interpretare questo come carta bianca per fare della terra ciò che si vuole. No. Esiste ‘una relazione di reciprocità responsabile’ tra noi e la natura. Riceviamo dal creato e diamo a nostra volta”.


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