Libri: “Mussolini e la filosofia” di Scianca, il viaggio da Marx a Nietzsche del Fascismo 

Pubblicato da in data 29 Agosto 2020

Pubblicato il: 30/08/2020 13:55

Il 3 settembre per Altaforte Edizioni uscirà il libro ‘Mussolini e la filosofia’ scritto da Adriano Scianca, giornalista de La Verità, già collaboratore di Libero e Il Foglio, autore tra l’altro di titoli come “Ezra fa surf. Come e perché il pensiero di Pound salverà il mondo” (Zero91 e poi Altaforte edizioni), “L’identità sacra. Dèi, popoli e luoghi al tempo della Grande Sostituzione” (Aga Edizioni), “Contro l’eroticamente corretto. Uomini e donne, padri e madri nell’epoca del gender” (Bietti), “La nazione fatidica. Elogio politico e metafisico dell’Italia (Altaforte Edizioni). “Sono laureato in filosofia, quindi il mio libro è frutto naturale di un percorso che mi ha portato a ritrovare i richiami filosofici nel pensiero di Mussolini – spiega Scianca, che è anche il direttore del Primato Nazionale – Storicamente, del Duce è stato analizzato molto, ma il suo pensiero filosofico e i riferimenti culturali che lo hanno influenzato vengono spesso sottovalutati”.

Per il Mussolini socialista nel libro di Scianca al centro di tutto vi è certamente Marx, ma non solo: “Mussolini nasce come marxista, e Marx è sicuramente il suo punto di riferimento filosofico iniziale. Tuttavia, già in epoca socialista (ovvero nel 1908), Mussolini scrive ‘La filosofia della forza’. Sebbene lo scritto abbia un approccio meramente descrittivo del pensiero di Nietzsche, l’empatia con tali tesi è evidente”. Tra gli altri pensatori che hanno influenzato il Duce nel percorso ideologico da socialismo a Fascismo vi sono sicuramente Stirner e Sorel, sebbene l’influenza di quest’ultimo, secondo Scianca, sia stata spesso sopravvalutata.

Il giornalista umbro ci parla nel suo libro di un rapporto di Mussolini con la religione da politico pragmatico e fortemente laico: “Non ha mai avuto slanci mistici ma Mussolini è sin da bambino molto affascinato dall’importanza del rito: cerca di creare col Fascismo una mistica italiana del tutto nuova, ma sa di non avere la forza di contrastare i simboli e i riti della religione cattolica, per cui prosaicamente decide di non contrapporsi al cristianesimo”.

La scuola, argomento più che mai attuale visto l’imminente ritorno sui banchi per gli studenti italiani: “Nella scuola di Mussolini la filosofia, o per meglio dire la storia della filosofia, come insegnamento, ha una posizione centrale nella formazione dei giovani italiani della riforma Gentile, che tuttavia già durante il Fascismo venne spesso discussa e rielaborata. Mussolini si spinge fino a consigliare i ministri dell’Istruzione dell’epoca circa il modo di insegnare la filosofia”.

Il razzismo, problematica riportata alla ribalta dall’omicidio di George Floyd e dal movimento Black lives matter è un argomento controverso che, però, nel libro sul ‘Mussolini filosofo’ viene affrontato senza remore. “Mussolini ha un approccio inedito anche per l’epoca al tema del razzismo: filosoficamente, più che discriminare le altre razze, anche grazie all’influsso del pensiero di Julius Evola, cerca di innalzare antropologicamente la figura dell’italiano – dice Scianca, che non intende cristallizzare la figura di Mussolini alle leggi razziali del 1938 – Personalmente, credo che il Duce non sia mai stato convintamente antisemita, specialmente all’inizio, soprattutto se rapportiamo il suo pensiero a quello degli uomini e della cultura del suo tempo. Ma è indubbio che a un certo punto la rivoluzione antropologica che il fascismo porta avanti si colori anche di connotazioni razziali. Mussolini sposa la visione di Evola, senza tuttavia mai giungere a tesi sterminazioniste”.

Il libro verrà presentato a ‘Direzione rivoluzione’, la festa nazionale di CasaPound, che si terrà il primo fine settimana di settembre a Grosseto. Un evento già finito al centro delle polemiche e contestato dall’Anpi. “Il mio invito a chi vuole bloccare queste iniziative è di contestare sul campo quanto viene scritto – chiosa Scianca – di contrapporre le proprie tesi, invece di censurare l’avversario. Farebbe bene anche a loro: trincerandosi dietro le loro posizioni di potere acquisite hanno disimparato a confrontarsi nel merito”.


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