Washington Post: serve posizione Vaticano più netta su Hong Kong e non solo 

Pubblicato da in data 31 Agosto 2020

Washington Post: serve posizione Vaticano più netta su Hong Kong e non solo

(Afp)

Pubblicato il: 01/09/2020 17:28

Mentre il mondo democratico fatica a trovare contromisure adeguate alla crescente repressione della Cina a Hong Kong, c’è un attore attualmente ‘disimpegnato’ che potrebbe svolgere un ruolo significativo: il Vaticano. Questo il pensiero di George Wiegel, studioso all’Ethic and Public Policy Center, contenuto in un editoriale per il Washington Post, in cui spiega come in passato, sotto Papa Giovanni Paolo II, la Santa Sede fosse intransigente sulla difesa dei diritti umani fondamentali. Un approccio necessario anche in questo momento storico, ma che richiederebbe una ricalibrazione della recente politica della Santa Sede nei confronti della Cina.

In tempi recenti, la diplomazia vaticana in Cina è partita dalla premessa che una relazione più fluida sulle questioni ecclesiastiche possa aprire la strada ai pieni rapporti diplomatici con la Repubblica popolare cinese. Rapporti che fornirebbero al Vaticano un certo grado di influenza nella risoluzione delle grandi questioni degli affari mondiali. Secondo Weigel, però, “l’entusiasmo con cui questo presunto graal è stato perseguito ha sollevato molte perplessità”. Fa riferimento alla fallita Ostpolitik vaticana nell’Europa centrale e orientale, che negli anni ’60 e ’70 riuscì solo a disabilitare e demoralizzare le comunità cattoliche locali, mentre lo stesso Vaticano fu profondamente infiltrato dai servizi di intelligence comunisti.

Nonostante questo, il Vaticano sembrerebbe voler continuare con lo stesso approccio “accomodante” nei confronti della Cina. Due anni fa, le due parti firmarono un protocollo volto a risolvere la questione della nomina dei vescovi cattolici in Cina e del loro riconoscimento come tali dallo Stato cinese. Sebbene il testo di quell’accordo rimanga segreto, è stato ampiamente ritenuto conferire un ruolo di primo piano nella nomina dei vescovi al governo cinese. Poco dopo l’accordo, un congresso del Partito ha trasferito la responsabilità per gli affari religiosi in Cina dallo stato al Partito comunista cinese. Ora il Pcc nominerebbe un candidato per un vescovato vacante, che il Vaticano può accettare o rifiutare.

La situazione dei credenti in Cina non è migliorata in alcuna misura nei due anni trascorsi dalla firma del protocollo, con il governo cinese e il Partito Comunista che continuamente invadono e ledono la libertà religiosa, sostiene l’esperto. Gli sforzi del regime cinese per “sinizzare” le comunità religiose di cui permette l’esistenza si sono intensificati, con le chiese cattoliche e di altro tipo ora costrette a insegnare il pensiero di Xi Jinping. Gli edifici delle chiese continuano a essere spogliati dei simboli religiosi esterni. Le scuole cattoliche di Hong Kong sono state “consigliate” di esaltare le virtù della nuova legge sulla sicurezza nazionale recentemente imposta da Pechino, in piena violazione degli impegni del trattato sulle libertà civili a Hong Kong. Ancor più grave è la persecuzione di oltre un milione di uiguri musulmani presenti nella regione dello Xinjiang, con l’utilizzo di campi di concentramento, sterilizzazioni forzate e altri terrori che ricordano le pratiche naziste.

Il Vaticano, tuttavia, non è privo di una propria influenza, sottolinea Wiegel. A settembre, la Santa Sede avvierà i negoziati per il rinnovo dell’accordo con la Cina. Non c’è dubbio che Pechino desideri la sua prosecuzione, se non altro per mantenere la parvenza di una misura di libertà religiosa in Cina e quindi alleviare le pressioni internazionali sul regime. Ciò offre ai diplomatici vaticani un varco per premere su Pechino su diverse questioni durante i negoziati. Parte di quella conversazione dovrebbe concentrarsi sul far cadere le false accuse contro il magnate dei media di Hong Kong Jimmy Lai e altri coinvolti nelle tattiche repressive cinesi.

La legge sulla sicurezza nazionale è stata usata come pretesto per arrestare attivisti tra cui Lai, il cui quotidiano Apple Daily è stato leader nella difesa delle libertà di Hong Kong. Lo stesso Lai è stato in prima fila nelle manifestazioni a favore della democrazia a Hong Kong nei mesi scorsi, i suoi sostenitori hanno fatto aumentare il valore delle azioni della sua azienda dopo la perquisizione degli uffici di Apple Media da parte della polizia di Hong Kong, l’esatto opposto di ciò che di solito accade quando uno stato reprime una società di media. Tuttavia, se condannato per le molteplici accuse a lui mosse, Lai, che compirà 72 anni a dicembre, potrebbe morire in una prigione cinese.

Lai è diventato un simbolo della libertà di stampa, di associazione, della libertà religiosa e la partecipazione popolare al governo, tutte cose che la Chiesa cattolica sostiene nella sua dottrina sociale. Pertanto, i negoziatori della Santa Sede dovrebbero premere i loro interlocutori cinesi su Lai e la libertà di stampa a Hong Kong, così come la fine del genocidio degli uiguri, la persecuzione dei cristiani della chiesa domestica protestante e dei devoti del Falun Gong, e il continuo assalto ai buddisti tibetani.

L’unico potere del Vaticano nella politica globale del 21° secolo è l’autorità morale che deriva dalla difesa schietta dei diritti umani per tutti. Tale difesa ha giocato un ruolo importante nel crollo non violento del comunismo europeo nel 1989. La diplomazia vaticana dovrebbe trarne una lezione nei suoi rapporti con la Cina, non ultimo nel caso di Lai. Data la mancanza di opzioni di hard power per esercitare pressioni sulla Cina affinché corregga il suo trattamento dei diritti umani, il soft power potrebbe essere l’unico strumento disponibile e, paradossalmente, il più efficace.


Opinioni dei lettori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato sul nostro sito.* campo obbligatorio.



Traccia corrente

Titolo

Artista

Background