Festini Bologna, “incontri sessuali ragazze ripresi con video” 

Festini Bologna, incontri sessuali ragazze ripresi con video

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 02/09/2020 15:33

Venivano fotografate e riprese le ragazze che partecipavano ai festini a base di sesso e droga di Villa Inferno. Video che poi circolavano tra i partecipanti e una stretta cerchia di amici. A raccontarlo, la 17enne dalla cui denuncia è partita l’indagine, secondo quanto riportato nell’ordinanza della Procura di Bologna.

La ragazza racconta di aver fatto sesso con una 29enne a uno dei festini, spiegando che l’imprenditore “seguito da alcuni amici si è avvicinato alla stanza e ricordo che ha cominciato a filmarci”. “Questo video – spiega la ragazza – ho avuto modo di vederlo il giorno dopo quando” lo stesso imprenditore, proprietario di Villa Inferno, “mi ha accompagnata a casa dietro una mia insistente richiesta di vederlo”. Con lui, spiega ancora la ragazza, “ho preferito rallentare i miei rapporti anche perché sono venuta a conoscenza del fatto che aveva fatto circolare il video. Nessuna mi aveva costretto a farlo ma io ero sotto l’effetto della coca e non capivo niente”.

Ma i video circolavano – si legge nell’ordinanza – anche tra soggetti estranei all’ambiente di ‘Villa Inferno’. “Questo video – racconta ancora la 17enne – era giunto anche alla visione di un caro amico di famiglia proprietario peraltro dell’appartamento in cui vivo con mia madre. Fu proprio lui ad avvisarmi di fare attenzione perché c’era questo video che circolava”.

E’ coinvolta nella vicenda un’altra minorenne, ex compagna di scuola della 17enne fatta prostituire ai festini, che si limitava, però, ad assumere cocaina offertale durante le serate hot, secondo quanto risulta dalle indagini. “L’attività di prostituzione minorile e l’attività di organizzazione della medesima risultano collegate alla presenza di una sola persona offesa, di minore età, mentre non risultano altri soggetti minori tra le ragazze che svolgevano attività di prostituzione e alle quali”, in cambio, “veniva ceduta la droga. Non si può dunque affermare che l’attività riscontrata ruotasse intorno alla ricerca e allo sfruttamento di soggetti di minore età, pur risultando tale eventualità del tutto possibile”, si legge nell’ordinanza della Procura di Bologna.