Burioni: “Ottenuto il vaccino, bisognerà convincere la gente a farlo” 

Pubblicato da in data 7 Settembre 2020

Burioni: Ottenuto il vaccino, bisognerà convincere la gente a farlo

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Pubblicato il: 08/09/2020 10:10

“Sono stati spesi (giustamente) miliardi per sviluppare un vaccino a tempo di record, ma neanche un euro per convincere le persone a farselo somministrare. Questo è uno sbaglio, e il discorso ‘io me lo faccio, chissenefrega degli altri’ è completamente sbagliato. Intanto incrociamo le dita e speriamo di avere quanto prima buone notizie”. Lo sottolinea il virologo dell’Università San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, in un articolo pubblicato sul sito di informazione e divulgazione scientifica ‘MedicalFacts’ da lui fondato, in cui spiega i ‘pro’ e i ‘contro’ dell’annuncio arrivato dagli Usa delle prime dosi di vaccino già in autunno.

“Non dimentichiamo tuttavia che, una volta ottenuto il vaccino, bisognerà convincere la gente a farselo somministrare – osserva il virologo – I dati scientifici di sicurezza ed efficacia non basteranno, visto che in Italia un vaccino che protegge dal cancro, sicuro, efficace e pure gratuito (quello contro il papillomavirus) viene rifiutato dal 50% dei genitori”.

Burioni ricorda che “c’è una notizia molto importante che arriva dagli Usa: l’ente che coordina la prevenzione delle malattie infettive (i Centers for Disease Control di Atlanta, in Georgia) ha suggerito a tutti gli Stati di essere pronti a vaccinare un gran numero di persone tra ottobre e novembre contro Covid-19. In questo caso la scienza sarebbe riuscita a mettere a punto un vaccino in un tempo letteralmente inimmaginabile, con una velocità che sarebbe stata considerata fino a un anno fa una follia. Avremmo a disposizione un’arma fantastica per combattere e vincere il virus”. Tuttavia, sottolinea il virologo, “questa notizia può essere interpretata in due modi: uno pessimistico e uno ottimistico”.

“Cominciamo con il dirvi perché questa può essere considerata una brutta notizia. Il 3 novembre prossimo si terranno le elezioni presidenziali e per il presidente uscente, Donald Trump, il potere annunciare l’inizio delle vaccinazioni prima del voto sarebbe certamente un elemento che favorirebbe il suo successo”, rimarca il virologo. “Tuttavia, l’autorizzazione deve essere data da un ente indipendente, la Food and Drug Administration (Fda), che fino a poco fa era considerato una delle istituzioni più serie e affidabili del mondo”.

“Purtroppo nelle ultime settimane alcune decisioni, tra le quali le giravolte sul plasma (su pressioni del presidente Trump che voleva portare la bella notizia alla convention Repubblicana), hanno scalfito quest’immagine di indipendenza e di rigore – ricorda Burioni – Dall’Italia dobbiamo stare zitti, perché abbiamo un passato da dimenticare e fare dimenticare (qui si sono approvate le sperimentazioni della terapia Di Bella e di Stamina a fuor di popolo e senza alcuna prova scientifica di efficacia), ma io confido nella serietà dei colleghi statunitensi, per cui spero che quest’ipotesi (sarebbe una catastrofe) non si verifichi”.

Perché l’annucio delle possibili vaccinazioni anti-Covid ad autunno potrebbe essere una buona notizia? “Il motivo per cui questa può essere considerata una bellissima notizia è completamente diverso. Per spiegarvelo devo dirvi come si sperimentano i vaccini: la sperimentazione dei vaccini viene condotta in questo modo: prima ci sono due fasi in cui si valuta la sicurezza e – sostanzialmente – l’immunogenicità (fase 1 e fase 2) – spiega Burioni – Queste sono state condotte e hanno dato ottimi risultati di cui vi abbiamo già parlato”.

“Poi però bisogna vedere se il vaccino funziona. Per capirlo ci si muove in questo modo. Si prende un gran numero di persone (immaginate 40mila persone), che poi si dividono in maniera casuale in due gruppi di egual numero, in modo che eventuali differenze vengano annullate dalla casualità (in termine tecnico si chiama ‘randomizzazione’). Poi metà si vaccinano, l’altra metà non si vaccina (ma si fa finta di vaccinarli con un vaccino finto). Si mandano a casa e si osserva nel tempo l’incidenza della malattia nel gruppo dei vaccinati e in quello dei non vaccinati. Se i vaccinati si ammalano meno (o non si ammalano per niente) il vaccino funziona”.

“Voi capite che perché un esperimento simile possa essere condotto è indispensabile che il coronavirus continui a circolare- osserva il virologo – Se l’infezione fosse rarissima potremmo trovarci quattro casi tra i non vaccinati e un caso tra i vaccinati: troppo pochi per trarre conclusioni. Invece, se il virus circola notevolmente i casi potrebbero essere quattromila tra i non vaccinati e mille tra i vaccinati, il che è tutta un’altra cosa. Oppure quattromila tra i non vaccinati e quattro tra i vaccinati. Come sempre una cosa brutta (la circolazione ancora intensa del coronavirus, che causa sofferenza e morte) ha anche un lato positivo: la possibilità di avere dati affidabili sull’efficacia del vaccino in un tempo molto ridotto”.

“In questo momento io non conosco questi dati, ma chi sta supervisionando lo studio già li conosce perché li sta raccogliendo. Esiste quindi la possibilità, per ora del tutto teorica e che forse è solo una mia speranza, che questi dati siano molto buoni (si stanno accorgendo che i vaccinati non si ammalano, e i non vaccinati sì) e che quindi ci si voglia far trovare pronti nel momento in cui ci sarà la dimostrazione formale dell’efficacia del vaccino, che potrebbe essere molto più vicina di quanto non si sia mai immaginato”, conclude Burioni.


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