Colleferro, Alessandro Bianchi: “A me e a mia famiglia minacce di morte” 

Pubblicato da in data 7 Settembre 2020

Colleferro, Alessandro Bianchi: A me e a mia famiglia minacce di morte

(Foto dal profilo Facebook di Gabriele Bianchi)

Pubblicato il: 08/09/2020 16:58

dall’inviata Silvia Mancinelli

“Sono diventato il mostro più grande di questa storia. Non c’entro niente, eppure sto ricevendo minacce di morte, foto di teste tagliate, insulti a tutta la famiglia. Noi non c’entriamo niente, come so che non c’entrano niente i miei fratelli”. Alessandro Bianchi è il fratello maggiore di Marco e Gabriele, i due fratelli arrestati insieme ad altri due ragazzi per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. All’Adnkronos racconta l’incubo che sta vivendo dopo la tragedia di Colleferro.

Sono andati lì a fare gli stupidi, ad aiutare gli altri due nella rissa – aggiunge – e si sono trovati ad essere i carnefici, quando non è così. Sono stati Belleggia e Pincarelli a picchiare quel ragazzo, devono ammettere che tutto è iniziato da loro. Tutta la mia famiglia è dispiaciuta per il povero Willy. Adesso siamo diventati come criminali. La giustizia farà il suo corso, ma non sono le mele marce come sono stati definiti”.

“Quel giorno in cui l’avvocato mi ha chiamato e mi ha detto che quel ragazzo non ce l’aveva fatta, io sono morto dentro. Mia madre non fa che chiedere della mamma di Willy, mio padre guarda fisso il muro”, dice ancora Alessandro Bianch raccontando in lacrime come la vita da tranquillo imprenditore, titolare da tre mesi del Nai bistrot, sia diventato il mostro da insultare.

“Prima di questa tragedia avevamo il massimo delle stelle nelle recensioni, oggi solo commenti terribili – aggiunge la moglie Isa mostrando i messaggi sul telefono – Ci scrivono che verranno per pagarci a botte, ci chiedono se vendiamo cocaina, quando riapri vi facciamo una visita di cortesia”. “Da tre mesi vivo con mia moglie e mia figlia qui, dove con tanti sacrifici ho aperto questo locale. Lavoro 18 ore al giorno”, sottolinea.

Ma da fratello maggiore, insieme a Fabio, assicura di aver provato a tenere lontani dalla cattiva strada i più piccoli, Marco e Gabriele. “Per un periodo ha anche lavorato nel locale Marco, era bravissimo – racconta ancora Alessandro – quando avevo la Frutteria mi davano una mano entrambi. Poi gli atteggiamenti da bulli, ma no: mai e poi mai avrebbero picchiato un ragazzo a terra. Mai e poi mai ucciderebbero un bambino come Willy”.

“Quella sera Marco e Gabriele sono stati chiamati lì da altri due amici per aiutare Belleggia e Pincarelli che avevano avuto una lite. Sono stati loro a far scoppiare la rissa, mi spiace pure per le loro famiglie, ma devono ammettere come uomini e come amici che tutto è iniziato da loro”, ha detto ancora Alessandro Bianchi.

Non devo dire io chi è stato a colpire, io lo so – continua – e ci sono testimoni che andranno a dire chi è stato. Mi hanno mandato sui social foto con la testa di mia figlia tagliata, ho paura per mia moglie e la mia bambina che non c’entrano niente. Confido nelle forze dell’ordine, so che la giustizia sarà fatta. Ma so che mai i miei fratelli avrebbero ucciso un bambino”. E sul fatto che fossero noti per la violenza, qualcuno addirittura li ha definiti “picchiatori dei pusher” dice: “Erano conosciuti, perché facevano gli incontri – si riferisce all’Mma – Erano tutti amici, ora sono diventati delinquenti agli occhi anche di chi fino a pochi giorni fa li implorava di difenderli. Non posso dire che i miei fratelli mai hanno alzato le mani, non sono angeli, ma mai avrebbero picchiato ragazzi già a terra”.


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