“Piano pandemico non aggiornato, pagato un prezzo alto” 

Pubblicato da in data 7 Settembre 2020

Piano pandemico non aggiornato, pagato un prezzo alto

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Pubblicato il: 08/09/2020 08:15

Abbiamo imparato “che un piano pandemico serve. Abbiamo pagato un prezzo altissimo per non averlo aggiornato per dodici anni”. Lo dice, intervistato da Repubblica, Stefano Merler, il matematico, ricercatore della fondazione Bruno Kessler di Trento che aveva realizzato la prima proiezione italiana dei dati cinesi sul Covid-19 “che avrebbe gettato il paese nel panico”. “Bastava leggere – dichiara – i lavori scientifici che arrivavano dalla Cina per capire. Uno studio di inizio febbraio diceva che il 25 per cento di chi andava in ospedale aveva bisogno di terapia intensiva e molti addirittura di ventilazione meccanica. Dati spaventosi”.

E alla domanda: il 5 febbraio l’Istituto Superiore dl Sanità la invita ad un seminario sui coronavirus: Ii avvisa del pericolo? Merler risponde: Penso che lo conoscessero già. Quel giorno in realtà presentai lo studio di un collega, Marco Ajelli, che in collaborazione con l’università di Shanghai, per la prima volta dimostrava che gran parte della trasmissione dei contagi era pre-sintomatica. È stato il momento peggiore, quando abbiamo capito la gravità della minaccia”.

“I virus sono contenibili – riferisce – solo se si verificano due condizioni: una bassa contagiosità, il famoso RO più basso di l; e una bassa frazione di trasmissione non vista, quella asintomatica o pre-sintomatica. Insomma, lo scenario era devastante. Lo presentai e tutti erano spaventati. L’unica cosa che non sapevamo era quando il virus sarebbe arrivato in Italia”. “Inizialmente – osserva il matematico – pensavamo ad una epidemia lentissima ma già nei documenti successivi (la bozza di piano pandemico del 22 febbraio, ndr) RO era stato portato a 2. Comunque in tutti gli scenari per il sistema sanitario sarebbe stato un disastro e il lockdown inevitabile”. Merler parla poi di cosa è accaduto quando è stato registrato II paziente zero. “Il giorno dopo – ricorda – su indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità ho iniziato a collaborare con la regione Lombardia dove abbiamo fatto la prima ricerca sulla diffusione del virus con i dati reali. Lo studio dimostrava che senza lockdown solo in Lombardia avremmo avuto 20 mila morti in un mese”.


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