Covid, immunologa Viola: “Non è credibile vaccino entro l’anno” 

Pubblicato da in data 9 Settembre 2020

Covid, immunologa Viola: Non è credibile vaccino entro l'anno

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Pubblicato il: 10/09/2020 09:08

“Non è credibile che avremo un vaccino” anti Covid-19 “entro l’anno”. L’annuncio che potesse arrivare “mi aveva sorpreso perché invece la comunità scientifica, l’Organizzazione mondiale della sanità, tutti dicono che il vaccino non arriverà prima di inizio primavera 2021, naturalmente se tutto va bene”. Lo ha affermato Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova, intervenendo ad ‘Agorà’ su Rai 3 dopo lo stop temporaneo della sperimentazione sul candidato vaccino di università di Oxford e AstraZeneca per una sospetta reazione avversa.

“Quello che è accaduto” con la sospensione di queste ore, spiega Viola, “è il motivo per cui si fanno le fasi III di sperimentazione clinica. Fasi in cui il vaccino viene utilizzato su un gran numero di volontari e quindi si può valutare effettivamente se c’è comparsa di reazioni inattese anche rare. Perché è vero che” in questo caso “è successo soltanto su una persona su 50mila, però il vaccino va poi distribuito su miliardi di persone – precisa l’esperta – quindi noi dobbiamo essere assolutamente certi che queste reazioni non si verifichino”.

L’immunologa sottolinea come in questo momento lo stop deciso da AstraZeneca sia un atto “dovuto”, che “serve a capire da cosa è stata causata la reazione osservata: non è detto che sia collegata” al vaccino somministrato, “ma va studiata molto seriamente. E comunque è una cosa normale – ribadisce Viola – che succede durante le sperimentazioni ed è il motivo per cui noi non ci sbilanciamo dicendo che il vaccino sarà pronto a novembre, ma probabilmente arriverà nella primavera 2021”.

“Quello che è accaduto – tiene a evidenziare la specialista – è un esempio di trasparenza della ricerca scientifica che si sta muovendo” verso l’obiettivo di un prodotto-scudo contro il nuovo coronavirus, “se non altro in Europa e negli Stati Uniti. Perché mentre Paesi come la Russia e la Cina hanno registrato il proprio vaccino anche in assenza di una fase III conclusa – osserva Viola – qui risulta chiaro che sia in Europa sia in America la sperimentazione è molto attenta, per cui basta un piccolo segnale perché venga innanzitutto comunicato a tutta la comunità scientifica e poi perché vengano avviate le necessarie verifiche”.


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