Contratti, alta tensione per alimentaristi, in attesa ancora 300 mila lavoratori 

Contratti, alta tensione per alimentaristi, in attesa ancora 300 mila lavoratori

Pubblicato il: 13/09/2020 14:38

Il rinnovo del contratto dell’industria alimentare, secondo settore manifatturiero italiano dopo il metalmeccanico, prosegue la sua strada tutta in salita. La trattativa infatti si è arenata dopo la firma del 31 luglio scorso tra i sindacati Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil ed una bella fetta di industrie, dai pastifici ai birrifici alle imprese delle conserve ittiche, rappresentati dalle tre associazioni Unionfood (che da sola 450 imprese tra le quali 24 multinazionali), Assobirra e Ancit, tutte aderenti a Federalimentare-Confindustria. E oggi è muro contro muro dopo l’abbandono di due tavoli su tre, da parte di 10 associazioni, 9 delle quali rappresentate da Federalimentare.

Il rinnovo, al momento, riguarda circa 80 mila lavoratori ma ne lascia senza ancora 300 mila. Il settore infatti, impiega negli stabilimenti, circa 400 mila addetti. Il mancato accordo è saltato sulla parte economica per una distanza di 13 euro: l’aumento pattuito con i firmatari è stato di 119 euro, mentre Assocarni, Unaitalia e le industrie nell’orbita di Federalimentare (che ha la delega al coordinamento ma non ha potere di firma) si sono fermati a 106 euro, non riconoscendo l’indennità aggiuntiva della retribuzione che scatterà ad aprile 2023. Inoltre, hanno accusato la controparte di non rispettare il “Patto della Fabbrica”.

I sindacati si sono arroccati a quel contratto e fanno pressing affinché si riparta da quello con tutti gli altri. Di qui lo stato di agitazione prorogato di altre 4 settimane fino al 10 ottobre, e la proclamazione di uno sciopero di 4 ore il 9 ottobre in tutte le aziende che non hanno sottoscritto il rinnovo.

Intanto, i big del Food & Beverage hanno visto consumarsi una frattura all’interno di Confindustria. Proprio domani mattina, il 14 settembre, è previsto un incontro che sa di una vera e propria resa dei conti tra il leader di viale dell’Astronomia Carlo Bonomi e una rappresentanza delle tre associazioni ‘dissidenti’ (che hanno firmato l’intesa il 31 luglio) guidata dal presidente di Unionfood Marco Lavazza. Un chiarimento, slittato di qualche giorno, secondo quanto si apprende, da Roma a Milano e che potrebbe portare a una frattura insanabile o a un improbabile passo indietro.

Federalimentare intanto, ribadisce la linea dura a mezzo posta con una lettera del vicepresidente Silvio Ferrari ai tre segretari di Fai Cisl Onofrio Rota, Flai Cgil Giovanni Mininni e Uila Uil Stefano Mantegazza in cui si ribadisce la scorrettezza di attribuire la valenza del rinnovo del ccnl dell’industria alimentare all’intesa sottoscritta il 31 luglio, si intima i sindacati a “rimuovere tale pregiudiziale” e si annuncia la disponibilità “a negoziare con le altre categorie una diversa soluzione contrattuale” e “ciò -scrive Ferrari – potrà avvenire solo qualora voi riconosciate esplicitamente il limitato campo di applicazione dell’intesa del 31 luglio scorso”.

La lettera di Federalimentare mi lascia basito. – commenta con l’Adnkronos il segretario Fai Cisl Onofrio Rota – sembra un ulteriore irrigidimento della posizione degli industriali. Avrei gradito una convocazione di Federalimentare in cui ci fosse stato scritto: vediamo come poter riprendere il negoziato e non, una posizione che va in direzione di un conflitto”. “Quel contratto è più che legittimo, è il punto di riferimento negoziale – ribadisce il sindacalista – ne abbiamo condiviso le parti sostanziali sia quella normativa che la quantità economica della vigenza contrattuale: chi ha deciso di abbandonare le trattative quel giorno (il 31 luglio ndr) – rimarca – è stato proprio Federalimentare. E la scelta di abbandonare il tavolo non è stata corretta”. “Noi non abbiamo nessuna voglia di arretrare, – conclude Rota – ci sembra che Confindustria non abbia voglia di rinnovare il contratto”.

Lo scontro oggi è duro, – afferma Stefano Mantegazza, segretario Uila – noi dal 1994 fino ad oggi abbiamo sempre avuto con Federalimentare delle ottime relazioni sindacali che hanno portato alla sottoscrizione dei contratti senza grandi traumi, in questo rinnovo fino ad oggi, purtroppo Federalimentare si è dimostrata una controparte inaffidabile. Ci auguriamo che quanto prima torni ad essere l’associazione responsabile che abbiamo imparato ad apprezzare negli anni”.

Quanto all’incontro di domani in casa Confindustria Mantegazza commenta: “Il Comitato presidenza di Unionfood, composto da aziende del calibro di Lavazza, Barilla, Ferrero, nell’ultima riunione ha approvato all’unanimità il ccnl. Quindi, chiedere di fare un passo indietro a questi imprenditori non credo sia possibile, a meno che non si costruisca una proposta di mediazione che parta dal riconoscimento di quel contratto. Ma non la vedo all’orizzonte”.

Altrettanto risoluto l’atteggiamento della Cgil. “Noi non abbiamo alcuna intenzione di aprire un nuovo tavolo con Federalimentare per fare un altro contratto. – asserisce il segretario generale Flai Cgil Giovanni Mininni – siamo convinti che l’intensificazione della lotta porterà ad altri risultati per noi. Lo sciopero del 9 ottobre infatti, non prevede 4 ore tutte insieme ma spacchettate in diversi turni e in diverse province in modo da creare difficoltà alla catena di produzione e alle aziende che hanno stabilimenti in luoghi diversi”.

Le accuse dei vertici di Confindustria rispetto al fatto che l’intesa del 31 luglio “tradisce” il Patto per la Fabbrica vengono respinte al mittente da Mininni. “Il Patto per la Fabbrica – spiega – non è un accordo prescrittivo ma, come tutti gli accordi interconfederali, è di massima, dà delle linee guida ma non è sostitutivo della contrattazione di cui sono titolari le categorie. Quindi Bonomi – secondo Mininni – sta facendo una forzatura evidente da un punto di vista politico e statutario”.

Il fronte confindustriale comunque, continua a perdere colpi. Si allunga l’elenco delle aziende che pur aderendo alle 9 associazioni di Federalimentare stanno facendo pervenire ai sindacati l’adesione al contratto del 31 luglio (firmato da Unionfood, Assobirra e Ancit). Tra gli altri il Gruppo Campari e Fontanafredda (tra le principali aziende di Federvini), il gruppo Jde (Caffè Hag e Splendid), Citterio, Lactalis (in Italia ha 14 marchi ed è proprietaria di Parmalat), Acqua Sant’Anna. E ci sono contatti in corso con Mineracqua, la più rappresentativa associazione delle acque minerali. Dunque tra Unionfood, Assobirra, Ancit e le new entries, le aziende aderenti sono vicine a coprire il 50% del fatturato del settore.

L’incontro di lunedì sarà dirimente per le sorti di Federalimentare, perché se “vincerà” Unionfood, molti altri aderiranno al contratto e di conseguenza svuoteranno le associazioni che solo formalmente non aderiranno al rinnovo del ccnl.

(di Cristina Armeni)