Dl Semplificazioni: 30 associazioni, ‘dimissioni presidente Aci per critiche a codice strada’ 

Pubblicato da in data 13 Settembre 2020

Associazioni cicloambientaliste, dimissioni presidente Aci e scioglimento Ente per critiche a nuovo codice strada

Pubblicato il: 14/09/2020 17:58

Trenta associazioni e realtà di base impegnate nella mobilità dolce e nelle politiche ambientali chiedono le dimissioni di Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’Aci, per le sue parole definite “un insulto nei confronti delle vittime della strada”. La richiesta, firmata tra gli altri da Kyoto Club, Legambiente, Fiab, Associazione italiana vittime della strada, Fondazione Michele Scarponi, Salvaiciclisti, le due Conslte ciclabilità di Bologna e Torino, è indirizzata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai ministri competenti.

Sticchi Damiani, in un’intervista, aveva stigmatizzato le nuove regole introdotte nel Codice della strada attraverso il Dl Semplificazioni, puntando l’attenzione in particolare sulle zone 30: “in certi tratti è facile sforare i limiti senza particolari pericoli. Ora per favorire le bici e monopattini potrebbero proliferare zone 30, rischiamo di multare tanta gente che va solo a 40”.

“Questa dichiarazione, oltre ad essere un insulto nei confronti delle circa 3200 vittime e 240mila feriti falciati ogni anno sulle strade italiane dalla violenza stradale e conduzione sconsiderata dei veicoli a motore, rappresenta anche un indiretto incitamento alla violazione delle leggi dello Stato in materia di circolazione stradale”, scrivono le associazioni nella lettera al governo.da qui la richiesta di dimissioni di Sticchi Damiani, e in prospettiva lo scioglimento dell’Aci: “la gravità di tali affermazioni è esacerbata dal fatto che Aci è anche un Ente Pubblico Associativo a cui lo Stato Italiano riconosce alcuni compiti istituzionali nel settore della circolazione stradale dei veicoli e che deve comportarsi come tale, rispettando il diritto di tutti gli utenti della strada, compreso il diritto a non essere uccisi”, si legge.

Di qui la richiesta di dimissioni. Viene chiesto inoltre anche che “vengano ritirate tutte le competenze attualmente in capo all’Aci e termini ogni forma di contribuzione diretta o indiretta a tale Ente, allontanando immediatamente i rappresentanti dell’Aci da ogni organo consultivo, in quanto non terzi ma rappresentanti di parte; che l’Automobile Club d’Italia venga sciolto e che i Ministeri competenti avochino a sé tutte le deleghe ed i servizi ad esso oggi attribuiti, rimuovendo un intermediario non estraneo ad interessi di parte motoristica, che, ad oggi, non ha più motivo di esistere e che ha un costo stimato per le casse pubbliche di 200 milioni di euro l’anno, alleggerendo in tal modo il carico economico sullo Stato, più che mai necessario in questo momento di crisi”.


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