Migranti, Minniti: “Partita si gioca in Africa” 

Pubblicato da in data 13 Settembre 2020

Migranti, Minniti: Partita si gioca in Africa

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Pubblicato il: 14/09/2020 08:25

“E’ illusorio pensare che il problema dell’immigrazione si risolva con la redistribuzione dei profughi all’interno della Ue. La partita si gioca in Africa, è lì che vanno governati i flussi, più che mai adesso, in epoca di coronavirus”. Lo dice, intervistato da Libero, Marco Minniti, ex ministro dell’Interno. “Io da ministro, senza pandemia, ho fatto, con fatica – afferma – undicimila ricollocamenti in Europa; e allora erano obbligatori. Adesso c’è la pandemia e dall’estate 2018 la redistribuzione è su base volontaria. E’ chiaro che non può essere una soluzione di sistema”.

Sulle minacce terroristiche che possono partire dalla Libia osserva: “La Libia è storicamente una potenziale piattaforma di attacco. Fino a pochi anni fa Sirte era in mano all’Isis. Oggi in Tripolitania, portati insieme con l’esercito turco, ci sono 2.500 combattenti turco-siriani di formazione jihadista. Senza considerare che il giornale inglese The Telegraph ha scritto che Erdogan avrebbe dato il passaporto turco a guerriglieri di Hamas. Fatto gravissimo, se vero, pensando anche che Ankara è nella Nato”.

“Siamo a un passaggio cruciale. Le democrazie nel mondo – spiega l’ex ministro – sono apertamente sfidate nella loro essenza e nella loro sovranità. Questo è il cimento della classe dirigente europea. L’Unione non sottovaluti le mosse di Erdogan e Putin. Se lo fa, l’intera Unione rischia il declino”.

“L’Italia – sottolinea Minniti – deve riuscire a far capire alla Ue che la questione libica non è un problema solo nostro. I politici devono uscire dal rimpallo quotidiano di accuse. Dobbiamo ricordarci di essere tra i soci fondatori della Ue e smettere di sentirci il fratello malato dell’Europa, rinunciando a essere protagonisti nel mentre si aspettano, litigando, gli aiuti economici”. E alla domanda: come si sta comportando il ministro degli Esteri Di Maio in Libia? Minniti risponde: “Personalizzare sarebbe sbagliato e ingeneroso. In controluce si legge su questi temi la fragilità del sistema Italia; anzi, sorge spontanea una domanda: esiste un sistema Italia? Per esempio, l’Italia tempo fa ha aperto un ospedale militare a Misurata, ma la città ha appena siglato con Erdogan un patto che concede alla Turchia la gestione del porto per 99 anni”.

“E’ stato appena siglato un cessate il fuoco in Libia che prevede – sottolinea Minniti – che Sirte diventi città aperta. Si lascia la possibilità che essa diventi la nuova linea di confine tra la zona di influenza turco-quatariana e quella russo-egiziana. In Cirenaica c’è una base russa con Mig 29. Tutto possiamo permetterci tranne la divisione del Paese in due zone d’influenza”. E conclude: “L’antidoto ci sarebbe, le elezioni previste, nelle bozze dell’accordo (fragile perché non sottoscritto dal generale Haftar), per marzo 2021. Solo che il voto si sarebbe già dovuto tenere nella primavera del 2018, poi nell’autunno di quell’anno. Un eventuale scetticismo non sarebbe infondato. Fino a quando vogliamo nascondere la polvere sotto il tappeto e far finta di non vedere quel che accade?”.


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